La denuncia sociale dell’ultimo Pulcinella, al Teatro Cilea di Napoli

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ILPLASTICO
Lo spettacolo del cantautore partenopeo al Cilea

NAPOLI – Insistendo sulla strada del Teatro – Canzone che lega la musica d’autore al monologo dialogato e parodico, e insieme affrontando tematiche di impatto sociale e culturale, Federico Salvatore, ormai lontano dal “cantastorie” che animava negli anni ‘90 il “Maurizio Costanzo Show”, continua per la sua strada, senza cedere a compromessi e senza voltare le spalle alla sua musa ispiratrice, quella di Napoli un po’santa e ed un po’ puttana, come la definisce in diverse occasioni, sempre onnipresente nei suoi lavori, propone  la sua nuova opera teatrale, pensata, scritta e cantata in lingua napoletana, con il titolo : “E noi zitti sotto“, citazione tratta dal film “Non ci resta che piangere”, sentito e sincero omaggio al genio eterno Massimo Troisi.

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Copertina nuovo Album dell’artista

IL SUO NUOVO LAVORO  – Il cantautore napoletano presenta le nuove tematiche scritte per l’album in vernacolo Pulcin’hell, pubblicato il 21 ottobre scorso proponendone i pezzi più significativi. Un’opera raffinata, da “teatro‐canzone”, dentro la cultura popolare di una città come Napoli, a cui l’artista torna a dare voce, emulando quel che era Fabrizio de Andrè. Ed è proprio il Canzoniere di Faber ad ispirare a Federico Salvatore le 14 canzoni “apocalittiche”: E, soprattutto, affonda a piene mani nel cantautore genovese, sino a immaginare una versione verace di “Disamistade” con “L’inno di Papele”, derisione sudista, anzi separatista, persino con nostalgie borboniche: «Me sapete cunta’ senza fa’ cchiu’ ’e ruffiane/ che vvo’ significa’ sta bandiera italiana?» difende con orgoglio le proprie origini meridionali in un periodo storico ove, solo per motivi legati al calcio, dove ci si sente fratelli solo ai mondiali.

L’ULTIMO PULCINELLA – “Poeta involontario” nato a Sud di nessun Nord, Federico rafforza nei nuovi testi lo stile‐ostile del popolaresco, della beffa e della graffiante aggressività che furono propri di Pulcinella. Nel secondo tempo ritornano sul palco le canzoni a cui Federico Salvatore diede voce negli anni ’90 della sua popolarità: dalle “Ninna nanne” agli “Incidenti” (riveduti e innovati negli arrangiamenti), per poi chiudere a grande richiesta del pubblico con l’intramontabile e richiesta tarantella j’accuse di “Se io fossi San Gennaro”. Oggi Federico si fa voce di una Napoli di qualità e promotrice della propria tradizione, rivolta al futuro.

Vincenzo Vinciguerra

Redazione

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