di Violetta Luongo
NAPOLI – Irritabili, nevrotici, iracondi, isterici e battaglieri: sono i personaggi dei tre anni unici di Anton Checov in scena al Teatro Nuovo di Napoli fino al 2 novembre. “Crisi di nervi” è il titolo dell’opera, la cui regia porta la firma di Peter Stein. Tre piccoli drammi scritti dall’autore russo, ancor prima dei trenta anni, dopo due insuccessi precedenti: tre atti senza intervallo “L’orso” del 1888, “I danni del tabacco del 1886 e “Una domanda di matrimonio” del 1888.
LE FASI DELLA VITA CONIUGALE – Brevi storie di ambito borghese raccontano fasi della vita coniugale e familiare. Nel primo Maddalena Crippa, signora del teatro, è vedova da 7 mesi ma resta leale e fedele, più per vendetta che per amore, al marito morto. Un incontro inaspettato con un vecchio creditore del coniuge le fa crollare le sue certezze ma non la sua indole litigiosa e ostinata che le portano a chiedere un duello con l’uomo (Alessandro Sampaoli).
MEGLIO IL TABACCO CHE LA MOGLIE – Nel secondo episodio si cerca di fuggire dai danni causati dal tabacco, ma in verità la vera fuga a cui anela il protagonista Gianluigi Fogacci è dalla vita opprimente e claustrofobica che la moglie gli impone fino a desiderare la libertà per mezzo della morte.

TRAGICO-COMICO – Patologie, isterismi e morte sono i protagonisti di una insolita proposta di matrimonio scambiata mediante minacce, schiaffi e maledizioni paterne, l’ultimo atto chiude il cerchio con i bravissimi Alessandro Averone, Emilia Scatigno e Sergio Basile. Il dramma diventa una commedia degli equivoci dalla comicità irresistibile in cui il riso e la malinconia vanno di pari passo in questo surreale e triste lieto fine. Nell’opera di Checov e poi di Stein il passato, presente e futuro sono analizzati magistralmente attraverso lo specchio dell’introspezione con una mescolanza di tragicità e comicità, ironia e paradosso.
Un ottimo cast che mette a nudo le fragilità umane e i più biechi egoismi, rendendo attualissimi protagonisti e storie dell’800.
(Foto del Teatro Nuovo)