Il miracolo di San Gennaro – La fede, il Napoli e migliaia di smarthphone

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19 settembre 2013. Un Duomo di Napoli con le navate gremite di tifosi per San Gennaro, come le curve dello Stadio San Paolo. Nel giorno della celebrazione in onore del Santo Patrono della città ognuno ha portato con sé una storia personale e un pizzico di napoletanità.

 

Nella Cappella del Tesoro il silenzio dell’attesa è rotto solo dalle “nenie” delle anziane “ancelle” di San Gennaro, sedute in prima fila che impetrano il Santo di esaudire il miracolo: “San Gennaro, protettore, prega a Dio, nostro Signore!”. La loro presenza assidua ogni anno è un obbligo: “Non possiamo mancare mai, per tutto quello che San Gennaro ha fatto per la città”. Più tardi si negheranno, come Vip sfuggenti, ad altre dichiarazioni, fuggendo tra la folla per raggiungere i primi posti davanti l’altare maggiore. Spettano a loro.

 

Mentre la processione delle autorità civili e religiose conduce l’ampolla del sangue all’altare maggiore del Duomo, qualcuno già nota, si vede un liquido muoversi. Serpeggia tra la folle, ma senza clamor, la notizia che San Gennaro si fosse già “squagliato”. Nulla di nuovo: “Ultimamente – raccontano le persone – accade spesso che il Patrono decida l’evento prima ancora di essere “in pubblico”.

Alle 9:41, il Cardinale Sepe annuncia ufficialmente il miracolo avvenuto. In realtà, lo scioglimento del sangue  era avvenuto già alle 8:45 e molto se ne erano accorti, come anche ci confida uno dei custodi. Ma poco importa: il duomo irrompe in uno scroscio di applausi, commozione, volti che si rilassano e centinaia di smartphone e tablet che immortalano il tutto. La tecnologia al servizio della fede popolare.

 

Tanti provengono dalla periferia o dalle provincie della Campania, alcuni anche dal resto d’Italia. Gli stranieri non mancano, seguono le vicende con la spiegazione delle guide turistiche. C’è anche chi non conosce San Gennaro ed esordisce: “E che fà stu’ San Gennaro? E niente.. è come Sant’Antonio”.

Assieme a San Gennaro si nomina il Napoli, la squadra, che il giorno prima ha battuto il Borussia con “Due goal spettacolari, quasi a non credere” ammette ancora sbalordita la commessa di un famoso bar in via Duomo, che sforna caffè e cornetti in continuazione. “Ieri abbiamo avuto il primo miracolo, sono qui per ringraziare,  per chiedergli di far vincere il Napoli ma anche la pace del mondo, soprattutto” dichiara con fierezza un signore che sfoggia il suo foulard azzurro.

 

Gennaro, sessantenne, viene ogni anno qui per festeggiare il suo onomastico: “Non sono napoletano, ma  questo giorno lo trascorro perché Lui tiene il mio nome. E fa bene alla città ed è importante”. Era tra tutti i Gennaro ai quali il Cardinale aveva dedicato la prima Messa della giornata, con un applauso corale di auguri.

Dopo il miracolo, la cappella ora è ritornata luogo per pregare. Si accendono decine di lumini. Edoardo è srilankese, vive a Napoli da cinque anni, fa il badante. È molto devoto: “Prega Dio e san Gennaro per la pace del mondo”.

Rosa ha 77 anni. Ha superato due terremoti grazie al sostegno di San Gennaro: “Non sapevo se riuscivo a venire oggi, era un po’ difficile, ma non volevo mancare. Un saluto è sempre obbligatorio, è il nostro protettore”.

Amar è un senzatetto moldavo, chiede la carità. Ha famiglia e figli nel suo paese. È ortodosso ma rispetta san Gennaro: “Cerco un lavoro. A Napoli è difficile”.

La giovane Rina, dalla Russia, con bagagli e compagno al seguito, divora la cappella con gli occhi della novità e dello stupore. Ci confessa: “It’s beautiful! Non ho mai visto una celebrazione così carica di fede, queste musiche, la partecipazione della gente”.

 

La testimonianza di Lello Esposito, l’artista napoletano autore del bustoritratto gigante raffigurante San Gennaro – esposto per l’occasione sulla scalinata del duomo – raccoglie il senso riassuntivo di questa giornata. Mentre turisti e curiosi toccano la sua scultura come fosse un totem reliquario, l’artista ci spiega: “Il mio è amore per Napoli è viscerale. Napoli mi ispira tutto, è una fonte continua. Quando si vivono momenti come questi, ti rendi conto di quanto i napoletani siano uniti nonostante le difficoltà. San Gennaro ha occhi grandi capaci di vedere di accogliere tutti. Io sono particolarmente legato al Patrono perché sono nato il 16 dicembre, giorno di un terzo miracolo, meno conosciuto, ma spero in via di riconoscimento. E per me è un segno.”.

 

Giovanni Postiglione

(foto di Susi Mansueto e Mariella Po)

Redazione

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