Il Borgo Marinaro si veste di colori, divertimento e dell’altra metà della realtà, e diventa ‘Gay Village’

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“…È un modo per uscire da certi meccanismi… squarciare gli ultimi lembi di ipocrisia… il progresso è questo.”, afferma il direttore del ristorante ‘Oste Pazzo’, importante realtà enogastronomica del Borgo Marinaro, nel raccontare lo spirito con il quale ha preso parte al progetto ‘Gay Village’ a Napoli ideato e curato da Carlo Cremona, il coinvolgente presidente dell’associazione I Ken Onlus.

Questa estate, infatti, da giugno, il Borgo Marinaro di Castel dell’Ovo si è colorato d’arcobaleno ospitando un notevole evento:  ogni venerdì le più autorevoli associazioni, gruppi, nell’ambito dell’animazione della cultura Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) come Freelovers, Angels of Love, Village Coming Out, AperiPride, Village Summers, Satyricon, vengono ospitati dalle attività commerciali, bar e ristoranti, del Borgo Marinaro, alcuni venuti meno, altri aggiunti in un secondo momento, quali Le bar, Mar.sal, Transatlantico, Oste Pazzo, da questa interazione è nata una proposta all’insegna dell’uguaglianza e del divertimento, il ‘Gay Village 2013’, il primo nel suo genere a Napoli, un progetto che coinvolge ‘in prima persona’ le persone, un luogo dove il mondo omosessuale, transessuale, possa esprimersi sinceramente, in quanto realtà; un happening dove ogni spazio imprenditoriale, con annessa associazione Lgbt, che aderisce all’evento, ogni venerdì lo dichiara abbellendo il proprio locale con decorazioni di palloncini colorati, a ricordare i classici colori della bandiera Rainbow, simbolo del movimento omosessuale, ed è contrassegnato dalla sua proposta musicale di dj set, degustazioni, performance artistiche.

La scelta del posto può risultare quasi simbolica, il Borgo Marinaro, in origine era un isolotto, Megaride, strettamente legato alla comunità dell’Antica Grecia per via del mito della sirena Partenope, che secondo leggenda si annegò in quelle acque per amore di Odisseo, in suo onore sorse così la città Partenopea; una civiltà, quella greca antica, dove l’omosessualità era permessa dalle leggi, celebrata nei riti, nella letteratura, vissuta insomma secondo natura. Proprio nel Borgo Marinaro, quest’ansa di terra dall’onorevole storia, oggi cittadella di bar, ristoranti, pizzerie, si inserisce il Gay Village napoletano che così sembra quasi recuperare il lungimirante spirito antico.

Il Gay Village è stato concepito come un’iniziativa ‘itinerante’ ad ingresso gratuito, che parte con un aperitivo, poi uno spazio predinner, un buffet, e si conclude in serata all’Oste Pazzo poiché per il modo ottimale in cui è ubicato permette la libera fruizione della musica fino a tarda sera. “Napoli è una città inclusiva, ci teniamo a ribadire questa immagine, e la ‘realtà’ omosessuale è una ‘realtà’, quindi ben venga! Il Borgo il venerdì sera è un fiume di giovani, belli, divertiti, intelligenti, educati,  che ballano e si divertono in tutta sicurezza… è un bellissimo colpo d’occhio!”, continua a raccontare il direttore di ‘Oste Pazzo’.

Grazie alle sollecitazioni dei locali e gruppi coinvolti, l’interessamento dell’Assessore Panini, del Consigliere Comunale Borriello, il progetto sta ottenendo dal Comune una serie di piccole concessioni, nonostante ancora minime, come ad esempio fissare un limite d’orario più alto per la musica, da mezzanotte all’una. Sebbene ci siano stati degli spiacevoli episodi: qualche venerdì fa per via di segnalazioni anonime, la Polizia comunale, “in modo grossolano e scortese”, come è stato denunciato, ha ordinato l’interruzione della musica, ciò ha causato la mortificazione ingiustificata del divertimento di migliaia di giovani.

Il 21 settembre scadrà il primo ‘step’ di collaborazioni, che molto probabilmente verrà rinnovato affinché il Gay Village diventi un evento costante lungo il corso dell’intero anno.

Come fosse un moderno Tiaso ed Etereo ‘risignificato’, il Gay Village “non è un ghetto, come spesso suggerisce l’inconsapevolezza di molti! La realtà di questi luoghi, come anche le discoteche a tema, è una realtà di aggregazione, che dà alle persone appartenenti alla stessa ‘cultura’ la possibilità di stare insieme e così nutrirsi di quel senso di protezione e familiarità che si prova quando ci si sente ‘a casa’, ‘nel  proprio mondo’.”, commenta un ragazzo.

 

Flavia Tartaglia

Redazione

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