Gli acquerelli di Bazzani in mostra al Museo Archeologico Nazionale

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Napoli – L’inedita mostra degli acquarelli di Luigi Bazzani al M.A.N.N. racconta con “pennello fotografico” una Pompei fresca di scavo e quanto mai coloratissima.

Fino al 6 gennaio 2014 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è possibile fare un salto indietro nel tempo alla Pompei di fine Ottocento. Non si tratta di realtà virtuale, bensì di una mostra di semplici acquarelli che si sta rivelando uno strumento di approfondimento per la storia del sito archeologico più noto al mondo.

Nella sala LXXVI al primo piano, è esposta, dallo scorso 4 luglio, la collezione degli acquarelli realizzati dal pittore vedutista Luigi Bazzani titolata Davvero!, il cui soggetto è proprio, dal vero, l’antica città romana di Pompei, agli esordi della sua scoperta sotto la coltre lavica.

Bazzani, bolognese di nascita, si rapportò con le “antiche ruine” per la prima volta a Roma nella seconda metà dell’Ottocento, ma solo nel 1876 cominciò l’esperienza “pompejana” ritraendo il meglio che gli scavi riuscivano allora a portare fuori.

L’artista, infatti, forte del libero accesso nei cantieri delle campagne di scavo, ebbe davanti a sé le prospettive più interessanti, gli scorci e le inquadrature più suggestive, ma soprattutto un campionario di colori e decorazioni spettacolare, che seppe riprodurre davvero in modo quasi “fotografico”. Ne parlano soggetti come la Fontana di via dell’Abbondanza e le vedute della Piazza del Foro.

Scorrendo gli acquarelli si evince quanto Bazzani specializzò le sue ispirazioni concentrandosi sulle vie deserte della città, sui vicoli più suggestivi e sui particolari delle vie principali; splendide sono le rappresentazioni su carta dell’interno domestico delle domus, di cui esalta le decorazioni a fresco, i giardini ancora con la vegetazione e gli angoli più intimi.

La collezione, al tempo stesso, valorizza la stessa tecnica dell’acquerello, che Bazzani erge a strumento di privilegio, soprattutto in quei primi anni di convivenza, ancora felice, tra il vedutismo e la fotografia, in uno scambio reciproco di influenza tra le due arti (nella mostra si citano alcune opere di Giogio Sommer, tra i primi a fotografare Pompei).

La sezione della mostra probabilmente più interessante è quella che ha come protagonisti alcuni luoghi caratteristici di Pompei messi a confronto tra l’acquerello di allora e lo stato odierno attraverso le fotografie. Ne evince un “prima” purtroppo oggi scomparso o alterato in cui sono soprattutto colori e luce a fare la differenza (es. Tiepidarium nelle terme del Foro, il Tablino nella Casa della Caccia Antica o il Ninfeo nella Casa del Centenario).

Chiude il ciclo delle riproduzioni la sezione dei rilievi architettonici della Casa dei Vettii, realizzati tra 1895 e 1900, quale documentazione commissionata dal Ministero della Pubblica Istruzione e dal Victoria & Albert Museum of London,  ed esposta per la prima volta dopo quasi un secolo dall’ultima apparizione in pubblico.

La visione di questi 74 acquarelli – acquistati dal Museo di Napoli nel 1922 – permette una vera passeggiata nella Pompei sospesa di fine Ottocento, libera dal fragore delle masse turistiche e consegnata al mondo nel suo splendore e nella sua ricchezza, oggi forse sconosciuto.

Alla luce di quanto oggi Pompei sta subendo, è indubbio il valore storico e documentativo riconosciuto al lavoro di Bazzani, che oscilla tra “arte e catalogazione”. È una mostra che valorizza una città nel momento in cui rischia di sprofondare per la seconda volta ed può costituire un riferimento per avviare studi di conservazione e restauro.

 

Giovanni Postiglione

Redazione

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