Dalle Tavole del ‘Tutto Città’ di Napoli e Provincia, come da una pareidolia, Giuseppe Antonello Leone estrae i “Fantasmi di Napoli”

450 0

Da sempre Napoli con la sua storia, i suoi castelli, le sue strade, i suoi cunicoli e cavità sotterranee è stata popolata da entità oltre-umane, ‘fantasmi’ che hanno dato adito a racconti, leggende, film, visioni. Se le dimensioni dello spazio reale sono tre, Napoli, così, ne ha quattro: la cosiddetta ‘quarta dimensione’, lo spazio del soprannaturale, quello per il quale la scienza non dà prova; la fede e la credenza folcloristica vede popolato dalle anime inquiete dei defunti; lo spiritismo ne riconosce l’esistenza in sostanze rarefatte che in particolari condizioni diventano più dense, dunque visibili quanto un corpo; i sensitivi, i medium ‘vedono’ come parte della nostra dimensione, grazie alle loro altitudini percettive, come un’elitaria ‘frattura’ della mente, frattura non cognitiva ma sensibile, nella quale entra luce, ed, elaborata, esce a ‘fa luce’ su ciò che per gli altri è buio, dunque non vedono.

Palazzo Reale di Napoli, simbolo ed icona della cultura partenopea, oltre che oggetto di leggende che tutt’oggi lo vedono attraversato da luci, suoni, balli, sussurri, risate degli ospiti dei banchetti allestiti da Maria Carolina di Borbone, si presenta come sede ideale per la mostra “I Fantasmi di Napoli” dell’artista avellinese Giuseppe Antonello Leone. L’esposizione, fruibile fino al 30 giugno, è a cura di Patrizia di Maggio e Marco De Gemmis, presenta nel braccio nord dell’Ambulacro dell’Appartamento Storico un gruppo di opere realizzate dall’artista nel 2006 ma mai esposte, inedite quindi, 39 disegni che egli lascia fuoriuscire dalle complessive 50 tavole degli stradari del ‘Tutto Città’ ma presentandone solo 33, il suo numero portafortuna già preferito per altri gruppi di opere.

Giuseppe Antonello Leone, novantaseienne ma con un senso artistico tipico dell’entusiasmo di un ininterrotto scopritore, opera dalla sua bottega a Monte di Dio, ‘antro’ in cui da più di mezzo secolo produce il suo mondo figurativo che trasfigura fino quasi a renderlo astratto, un mondo di cui è precursore ma che forse troppo tardi è stato identificato come meritava, grazie al critico Philippe Daverio che lo ‘scoprì’ e dal 2006 ne ha fatto un’icona dell’arte moderna. Leone ha attraversato la storia artistica del Novecento con tutta la sua complessità, lavora con il pensiero del quale si serve, anzitutto come sperimentatore, per trarre fuori figure di ogni genere e significato dai materiali più eclettici, come carta, plastica, fil di ferro, legno, pietra, bronzo, ma soprattutto da avanzi di oggetti quotidiani recuperati dappertutto per i quali ‘riscrive’ una nuova vita, egli stesso ama definirsi un “risignificatore”, esempio perfetto una pietra rinvenuta in un campo che Leone ha ‘risignificato’ in una testa di Omero, inserita di recente fra i ritratti temporanei del Museo Archeologico di Napoli. È inoltre un disegnatore dal tratto veloce e graffiante, opera la tecnica dello strappo nel quale è secondo solo a Mimmo Rotella, con disinvoltura passa dalla pittura alla scultura che gli ha commissionato parecchie opere divenute famosissime.

Attraverso le Tavole del Tutto Città Leone ha dato vita a quei fantasmi che hanno popolato la sua infanzia, nati dai racconti della mamma, della nonna. Lo ha fatto non solo ‘risignificando’ gli assi viari di Napoli, le stesse strade cariche dei suggestivi racconti soprannaturali, e facendone quasi le ossa, le vene, dei suoi fantasmi, ma parte da molto prima, li scorge: di fronte ad una Tavola del Tutto Città, con tanto di direttive ‘A1, B3’, ‘vede’ quelle figure, quegli spiriti, come un sensitivo, o forse come una ‘pareidolia’, e se per certe menti non c’è immagine che non si possa estrarre allora lui le cava fuori rendendo visibile anche agli altri ciò che lui ‘vede’.

Compaiono così Fantasmi dai corpi asimmetrici con visi, occhi e arti intenti a fare, guardare, comunicare, ‘appaiono’ da Napoli e Provincia, da un quartiere all’altro, ogni tavola ha la sua immagine, la sua storia, sulla quale Leone fa luce dipingendo di nero le parti dei reticoli viari non ammesse a far parte dell’immagine finale. Così tra le 33 Tavole: da Secondigliano a Capodimonte vengono fuori spiriti inquietanti ma speranzosi; da Mergellina al Plebiscito c’è il fantasma dell’Ovo che cerca nelle segrete del Castello l’uovo magico posto secondo leggenda da Virgilio a protezione della città, sul quale tra l’altro veglia un gallo sottoforma di scultura dello stesso Leone e da lui donato al Comune di Napoli; da Posillipo a Fuorigrotta vive il fantasma di Alessandro Manzoni che ascolta e risponde alle preoccupazioni sul futuro di un fantasma disoccupato; a Portici Renato Carosone suona il pianoforte per gli innamorati; nel vesuviano dei benevoli fantasmi vegliano sperando nel lungo sonno del Vesuvio; e tanto altro.

Queste tavole sono il frutto di un paio di mesi di lavoro”, spiega il figlio di Giuseppe Antonello Leone presente, orgoglioso, all’apertura della mostra, “Si vede la sensibilità di uno scultore, ha creato queste figure come intagliandole da un unico blocco”, commenta un’affascinata visitatrice.

 

Flavia Tartaglia 

Redazione

VivoNapoli, la testata giornalistica che ha l’ambizione di diventare un interlocutore importante, capace di lanciare proposte e idee per contribuire allo sviluppo di tutto il territorio napoletano. Ogni giorno costanti aggiornamenti su fatti di cronaca e politica, ma anche approfondimenti e curiosità che riguardano il mondo dello spettacolo e della cultura.

Note: Your password will be generated automatically and sent to your email address.

Forgot Your Password?

Enter your email address and we'll send you a link you can use to pick a new password.