C’era una volta… il Museo del Giocattolo a Napoli

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Il mondo del giocattolo, dalle sue origini, sbarca a Napoli, una città che non vanta di una tradizione di significative fabbriche del giocattolo e solo pochi eventi culturali al riguardo, ma che è terreno fertile per l’artigianato, per la fantasia,  “Il popolo napoletano è nei contenuti, nel linguaggio, nello spirito, un popolo dall’atteggiamento fortemente ludico, i decibel che si sentono nelle strade di Napoli non si sentono in altre città! Si grida anche per strada, e si grida perché si scherza”, afferma Vincenzo Capuano, docente di storia del giocattolo. Una città che è inoltre attiva nel campo dei giochi grazie a realtà come l’Università Suor Orsola Benincasa, uno tra i principali centri di studio e ricerca circa l’educazione e l’infanzia, e grazie a Vincenzo Capuano, detentore di una delle Collezioni generaliste più ricercate di giocattoli antichi.

Questo è il caso di come da una passione, da un mondo innocente ed incantato, nascano realtà: un corso universitario, una Collezione, un concreto ed importante progetto, il primo Museo del Giocattolo a Napoli, visitabile da via Suor Orsola 10.

Il Museo è dedicato al ricordo di un bambino, Ernst Lossa, un intelligentissimo, altruista e sensibile bambino zingaro, divenuto simbolo dell’infanzia negata, della violenza, la sua storia finì a soli 14 anni, ucciso dalla ferocia nazista dopo un anno e mezzo di reclusione. “Mi sono avvicinato alla storia di Ernst attraverso il racconto dell’attore Marco Paolini… così decisi che assolutamente il Museo del Giocattolo sarebbe stato in ‘sua memoria’…”, racconta Capuano.

I visitatori hanno a disposizione una preziosa occasione non solo per fruire di una delle collezioni più onorevoli (realizzata in circa 20 anni), ma per fare un salto nella tradizione, nelle origini, nel percorso del progresso, nei valori e modelli, “La storia del giocattolo si incrocia con tanti filoni di storia, dalla politica all’economia, dal costume all’infanzia (…) i giocattoli sono una cosa estremamente seria… il loro ruolo è centrale per la formazione dell’identità, della personalità…”, spiega Capuano.

In sei aree tematiche organizzate in vetrine colme di curiosità, il Museo del Giocattolo ospita pezzi unici, rari, simbolici, significativi: bambole, pupazzi, giocattoli di latta, giocattoli di legno e teatrini, giochi da tavolo, soldatini, militaria e tantissime curiosità.

Ogni giocattolo è protagonista di se stesso e nasconde una vera e propria anima storica: Captain Action, ad esempio,  è il giocattolo in un certo senso ‘capostipite’ (ma non per antichità) della allora inconsapevole collezione Capuano “A tre anni, a Natale, mio padre mi regalò un pupazzo americano che non si vedeva in Italia. Ricordo di aver pensato: me lo devo conservare per ritrovarmelo…”; gli orsacchiotti inventati da Margarete Steiff, testimoni di un rilevante cambiamento di costume in quando nacquero per permettere anche ai bambini maschi di poter giocare con le bambole ma senza fuoriuscire dai ruoli di genere; la vetrina dedicata a Pinocchio, una delle collezioni più ricche in Italia, forse d’Europa, dal primo Pinocchio fino agli ultimi dove le fattezze si addolciscono ispirate dalla Disney; la vetrina delle Barbie con la presenza della prima Barbie inventata da Ruth Handler; il corrispettivo reparto maschile dei bambolotti con la presenza del primo bambolotto gay simbolo della rivoluzione sessuale. Ed ancora tantissime altre rarità come ad esempio: Pulcinella, Totò versione giocattolo, la bambola regalata da Benedetto Croce a sua figlia Silvia, la macchinina dei Beatles, i piccoli grandi “miracoli dell’ingegneria” rappresentati da alcuni giochi di latta, l’importantissima collezione di carte da gioco antiche, e tarocchi quando non avevano ancora valenza divinatoria. “Mi piacciono le cose a forte contenuto simbolico, ma ogni giocattolo in fondo ne ha”, commenta Capuano.

Ho cercato di creare un equilibrio tra: varie tipologie di gioco, ricerca di materiale, importanza delle marche… il visitatore è così testimone di ogni dettaglio funzionale alla completezza della fruizione”, la visita al Museo del Giocattolo è infatti anche un percorso nella storia dei meccanismi e dei materiali, come ad esempio la collezione dei giochi di legno e di latta che offrono una grossa testimonianza dell’originario impiego di quei materiali e del cambiamento subìto fino a quelli contemporanei.

Pochi sono i Musei del Giocattolo tra cui la maggior parte sono specializzati, ovvero dedicati soprattutto ad un tema, (come il Museo del Soldatino, il Museo delle Bambole, in Campania a Torre del Greco esiste un Museo del giocattolo basato particolarmente sui trenini), pochi sono invece quelli generalisti, come questo, che apporta alla città di Napoli quasi un primato oltre che un grosso contributo in quanto a valorizzazione artistica.

Una piccola-grande fabbrica della memoria, il Museo del Giocattolo (da visitare anche interagendo tramite iPad, oltre che con il cartaceo e le delucidazioni delle guide), una porta verso una favola, un luogo carico di spunti riflessivi, di storia, di contatto e dialogo con le origini dei giochi che a loro volta fungono un po’ da formazione delle proprie origini: l’infanzia, alla quale forse un po’ si fa ritorno aiutati anche da una musichetta fiabesca che accompagna la fruizione.

…Entrando è letteralmente il caso di dire “C’era una volta…”!

 

Flavia Tartaglia 

Redazione

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