Atitech di Capodichino: rispondono i lavoratori

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Nell’ottica degli stenti continui da cui il paese sembra non voler uscire, quella dell’Atitech di Capodichino è una questione annosa che sembra non volersi risolvere.

Dopo svariati rischi di fallimento, nel 2008, l’azienda in oggetto viene venduta per porre fine ai rischi di fallimento, ma da allora i livelli occupazionali che sembravano dover avere una svolta, non l’hanno ricevuta. Questa mattina come comunicatoci qui, i lavoratori di Atitech sono in assemblea perché vedono in pericolo il proprio posto di lavoro.

Posto di lavoro, che al momento, è già vessato da flagelli come  flessibilità , tempo tuta , meccanismo di rotazione cassa Integrazione discriminante. Abbiamo raccolto la richiesta di visibilità dei lavoratori in questione:

 

Da ieri mattina siete in assemblea, avete una qualche risposta alla vostra forma di protesta da parte delle istituzioni?

Non siamo in assemblea permanente ,ma ci siamo riuniti il giorno 19 ed invitato i sindacati alla ns. assemblea perché preoccupati  del nostro futuro visto che nei giorni precedenti all’ assemblea  girava un comunicato sindacale dove si prospettavano   300 esuberi su circa 640 lavoratori. Stiamo vagliando le forme di lotta da intraprendere.

 

 

Perché sentite il vostro posto di lavoro messo a rischio e quanti lavori di Atitech sono diventati lavoratori di “secondo livello” (cassa integrazione, flessibilità) dal 2008 ad oggi?

Il nostro posto è a rischio perché ad oggi riteniamo che l’azienda non ha un piano industriale serio , il marketing quasi non esiste, si lavora con il minimo garantito dal governo ( le commesse CAI) e molti lavoratori sono diventati di “secondo livello” perché messi perennemente in cassa integrazione a fronte di molti che in questi anni ne hanno fatta davvero poca.

 

Se si aprisse un tavolo di trattative cose chiedereste?

Semplicemente il rispetto dell’ accordo di palazzo Chigi che prevedeva sacrifici da parte ns. in termini di salario e tempo libero ( e li abbiamo fatti) ,alla fine dei 4 anni di cassa integrazione nel 2014 dovevano restare in azienda 500 risorse  al netto degli esodabili e di 60 risorse che dovevano confluire in finmeccanica ( azionista )

 

Alla fine del comunicato che ci avete inviato, si legge la dichiarazione “Non siamo più disponibili a subire ulteriori ricatti”. Pensate di portare avanti ad oltranza la vostra forma di protesta finché non vi sia una iniziativa che possa garantirvi minori preoccupazioni rispetto al vostro futuro lavorativo?

 

Assolutamente si.

 

Andrea Angelino

Redazione

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