Alla scoperta della Napoli a luci rosse: i partenopei pazzi per i club privè e non solo

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Napoli a luci rosse

di Mario Amitrano

NAPOLI – Scambisti, guardoni, esibizionisti. E poi feticisti, masochisti. C’è di tutto nel variegato mondo dei club privè. Tanti ci vanno, ma nessuno lo dice. E chi non va vorrebbe andarci ma non trova il coraggio. A Napoli e provincia, fino a qualche anno fa, c’erano tanti locali del genere. Oggi in tutta la regione il numero dei privè è molto diminuito.

PREZZI VARIEGATI – Quello che va per la maggiore, conosciutissimo tra gli appassionati del genere, si trova nel Nolano. Singoli, coppie: chi varca quel cancello sa già che non andrà a leggere il giornale o a giocare a carte, per ingannare il tempo. Anche nell’Avellinese c’è un locale del genere. I prezzi? Standard, più o meno, con un contributo attorno ai cinquanta euro una tantum, per iscriversi in qualità di soci per tutto l’anno. Le coppie pagano solo quello, mentre per i singoli la serata di divertimento costa, e non poco: 100 euro per una notte di trasgressione. I soldi, statene certi, “escono” anche in tempi di crisi. All’interno, occorre garantire sicurezza e tranquillità a tutti. Al bando, dunque, scorretti, invadenti e petulanti, quelli che vogliono tutto e subito. Tante le coppie: marito e moglie, fidanzati, amanti.

ECCO COME FUNZIONA – Obbligatoria l’esibizione di un documento di identità, inutile chiedere di vedere il locale prima di iscriversi. Prima si paga, poi c’è sempre qualcuno a far da “Cicerone”, almeno la prima sera. Ognuno cerca qualcosa di particolare: il marito che ama vedere la moglie corteggiata da altri uomini, la donna che vuol provare il brivido proibito del contatto con altre donne, magari dinanzi al marito che si intrattiene con un’altra signora. E poi i gruppi, i “triangoli”, gli scambi, completi e non. Luci soffuse, musica a tutto volume, e poi le varie stanze dove rintanarsi, se si vuole, per approfondire la conoscenza magari al riparo da occhi indiscreti. Ogni club che si rispetti ha varie stanze a disposizione, e poi sta all’inventiva degli organizzatori dar loro un nome che la caratterizzi.

STANZE A TEMA – E quindi ecco la stanza “dei buchi”, dove uomini e donne vengono a contatto senza neppure guardarsi in volto, o la stanza “per coppie”, in cui gli uomini da soli non sono ammessi, se non a distanza, al di là di sbarre, a guardare cosa succede all’interno, e se poi ci scappa pure la signora che a quelle sbarre si avvicina, meglio per loro. E poi, ancora, la sala da ballo, con cubi e gabbie per le donne più disinvolte e desiderose di apparire e mostrarsi, o la stanza leopardata, o quella etnica e via dicendo. Fondamentale il lavoro degli uomini della sicurezza, sempre pronti a raffreddare gli animi che dovessero diventare troppo bollenti. Tutti ci vanno, ma nessuno lo dice: deve essere proprio così, visto l’elevatissimo numero di persone che nei club privè ci passa la serata, e non solo una volta nella vita. Difficile incontrare la propria vicina di casa, ma la classica signora della porta accanto, quella sì che s’incontra, eccome: tacchi, minigonne e scollature sono il “must” per le donne del club, la cui età media è più vicina ai cinquanta che ai quaranta.

NIENTE PROSTITUZIONE E DROGA – Bandite assolutamente, almeno nelle intenzioni, prostituzione e droga: quel che accade deve essere sempre frutto della libertà reciproca delle persone. E poi, ovviamente, sesso protetto: i profilattici vengono distribuiti gratis a chi ne fosse sprovvisto. Tante le serate a tema: per sole coppie o in maschera per garantire ancora di più la riservatezza alle persone più timide. Il sabato è il giorno più gettonato dalle coppie in cerca di trasgressione, ma anche il venerdì e la domenica sono molto richiesti. Qualcuno ha pure provato a giocarsi la carta della mattina, ma tra lavoro e impegni vari non sempre ha funzionato. Insomma, trasgressione sì, eccome, ma sempre nel massimo rispetto: questa la filosofia dei privè e di chi quei posti li frequenta e vuol continuare a frequentarli.

Redazione

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