di Violetta Luongo
NAPOLI – Abracadabra e la magia è servita. Questa volta però è uno strumento per raccontare una storia, una triste storia di malattia, dolore e morte. L’illusionismo si trasforma in linguaggio autobiografico, introspettivo e psicologico dal quale si snoda un dramma individuale e collettivo davanti al quale il pubblico resta inizialmente disorientato aspettandosi un “semplice” spettacolo di magia.
RACCONTO ONIRICO E TRAGICO – A muovere le fila della narrazione sul palco del Teatro Nuovo fino al 18 gennaio: Francesco Scimemi, prestigiatore comico di professione da oltre trent’anni, originario di Palermo, che decide di mettere in scena la perdita della moglie avvenuta nel 2023. Non c’è posto per la comicità, non si ride, non si applaude: non si interrompe quel dramma che si dischiude davanti agli occhi lucidi degli spettatori. Scimemi ci accompagna con durezza, crudeltà, a volte, spietatezza in questo viaggio tragico, onirico, surreale ma profondamente reale. Alcuni istanti profondamente dolci e romantici, come il finale, alti altamente drammatici e esasperati alla Kubrick.
L’AMORE IL MOTORE IMMOBILE DI TUTTO – L’amore per la magia e per la consorte perduta si intrecciano dall’inizio alla fine, l’una diventa il prolungamento dell’altra, solo alla magia affida il suo dolore e da essa si fa trasportare per ricordare e descrivere quei lunghi e terribili momenti. Ad affiancare il protagonista, nello spettacolo di Babilonia Teatri, i bravi Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Emanuela Villagrossi. Ogni trucco di magia, ogni sparizione, ogni gioco illusionistico, che lasciano a bocca aperta gli astanti, è un pezzo del puzzle che si incastra come in una rete inestricabile di attimi struggenti, simboli di realtà vissute e subite dal protagonista.