Al Madre si sgretola la certezza nell’Arte: “F for fake” di Massimo Sgroi

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Il Museo Madre continua il suo nuovo programma di eventi aperti al pubblico: il critico Massimo Sgroi nel suo nuovo libro si confronta con il mondo intellettuale per “mettere in crisi” sulla verità e sulla falsificazione nell’universo delle immagini del Terzo Millennio.

 

Mercoledì 17 luglio 2013, ore 17;30: il nuovissimo space concept Re_Pubblica del piano terra del Museo Madre di Napoli è stato scenario gremito della presentazione di un interessante lavoro editoriale curato da Massimo Sgroi, rinomato critico e curatore di mostre di arte contemporanea.

Il titolo è tutto cinematografico F for Fake (ed. Editori Internazionali riuniti) perché riprende volutamente il messaggio dell’omonimo film-documentario, diretto ed interpretato nel 1973 da Orson Welles, sulla falsificazione nell’arte e nell’estetica, sulla verità nell’arte e nel valore critico di essa.

Tema apparentemente complesso, ma sicuramente “molto intrigante”. Lo ha affermato Pier Paolo Forte, Presidente della Fondazione Donnaregina (che gestisce il Museo), aprendo la presentazione come un motivo di grande orgoglio e valore, soprattutto all’alba del nuovo percorso del Madre, giocato tra la sfida al rinnovamento (vedi le recenti polemiche per il nuovo logo) e l’apertura ad una maggiore integrazione con la città e con i visitatori.

 

Entusiaste e ricche di significato critico le parole del Direttore del Museo, Andrea Villani che ha definito la pubblicazione quale incipit di un progetto che abiterà nello spazio del museo: “Si iniziano una serie di riflessioni editoriali per edificare una biblioteca di appuntamenti sul mondo dell’arte contemporanea. Questo è l’argomento degli argomenti. Cosa è vero e cosa è falso in un mondo che socialmente e culturalmente si deve chiedere come gli ibridi tra questi due poli possano creare  il territorio su cui si deve giocare l’arte contemporanea”.

 

Massimo Sgroi ha ringraziato le quindici persone che lo hanno condiviso con lui: i sedici paragrafi di cui si compone l’opera sono miscellanea di una discussione che il curatore ha intessuto con critici di arte contemporanea, intellettuali ed artisti tra i più importanti della scena italiana nei suoi diversi ambiti culturali. Ognuno ha detto la sua. Perché in questo eccesso di realtà occorre fare chiarezza.

Cosa fa falsificare l’arte? Come muoversi in una attualissima moltitudine di verità e di finzioni? Cosa c’è di vero e di falso nell’arte contemporanea?

L’autore-curatore confessa apertamente che non si può pretendere di avere la verità dall’arte, non si può dare certa soluzione: “Ma l’arte deve servire a qualcosa, altrimenti non serve. Può aprire la mente per iniziare a ragionare su delle cose. Lavorando sul limite estremo e pericoloso della percezione/narrazione, la resa della bellezza può aiutare a salvare il mondo”. Non si può chiedere la verità ad un artista, al massimo di inscenarla. L’arte come narrazione non come spiegazione.

 

D’altronde, lo squarcio di illusione-sogno che si apre quando si è immersi nella visione di film, di un’opera, di una mostra, nella lettura di romanzo, nella creazione di una forma, potrebbe trasformarsi in una verità, appagante e giustificata, pur essendo in sé un’illusione, un fake.

 

Nell’era del simulato, dei social network, del subliminale e del contraffatto, spesso veicolato e strumentalizzato dai media, ogni ipotesi di vero e falso finisce dunque per oscillare, per cadere.

Il potere evocativo delle immagini, e quindi l’Arte, ha da sempre il privilegio di entrare nelle coscienze sociali. Ecco, in questo il libro ricerca con delicato tentativo di muovere i passi nell’essere strumento e funzione tra verità ed errore, con tutto il tono alla fine di una piacevole opera d’arte sull’estetica e sull’incontro conviviale della discussione, zampillando di scherzi e di tranelli.

 

 

Articolo e foto di Giovanni Postiglione

Redazione

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