Chi trova una chiesa… trova un tesoro! E nella città di Napoli, per eccellenza “tesoro ricco di tesori”, la caccia è sempre aperta e sembra non avere mai termine, dato nel centro storico cittadino il patrimonio storico-artistico sacro è capace di svelare ogni giorno un aspetto di sé nuovo e affascinante.
Il tesoro di una chiesa storica è in genere un nucleo “unico e raro” di oggetti sacri, arredi liturgici, opere d’arte che raccontano circa la fondazione, la stratificazione storica e gli eventi principali dell’Opera a cui sono legati. A volte, questo tesoro può rappresentare più di un discorso puramente legato alla storia dell’arte e alla storia, per rivelare un “cuore”, un’anima intima, spesso nascosta, della chiesa a cui è legato.
È il caso speciale della Basilica di San Domenico Maggiore, immenso tempio medievale che fu Pantheon dei reali d’Aragona nel XV secolo d.C. nonché in primis casa madre napoletana dell’Ordine religioso dei Padri Predicatori fondato da San Domenico. Dalla settecentesca Sagrestia, camera sancta arredata alle pareti con una pregevole teoria di armadi lignei in radica di noce e sulla volta con un pregevole affresco opera della colorata tavolozza del pittore Francesco Solimena, si accede con un dislivello di pochi gradini ad una piccola aula voltata nota come Sala del Tesoro. Questa denominazione è l’appellativo originale di questo ambiente che fu scelto a partire dal 1690 per conservare una serie ormai perduta di ricchissimi oggetti le cui attrattive principali erano i “le sacre teche reliquiarie” dei cuori del re Carlo I d’Angiò, del re Alfonso I e del duca Ferrante d’Aragona, depredate e fuse durante il Decennio Francese.
Il primo intervento di natura museale si concretizzò nel 1749 quando i padri Domenicani si fecero progettare una serie di armadi lignei “su misura delle dimensioni specifiche della sala” in cui poter continuare a conservare i loro ricchi tesori e le loro collezioni d’arte più personali e preziose. E che tesoro!!! Solo per stimolare la curiosità del visitare basterebbe citare un Crocifisso in madreperla, alcuni busti reliquiari in argento dei principali santi dell’Ordine (tra cui quello raffigurante il fondatore San Domenico, il martire San Pietro e il caro San Vincenzo Ferreri), qualche arredo liturgico e paramenti sacri di manifattura napoletana del XVIII-XIX secolo tra cui un paliotto d’altare in broccato con fili d’argento, ostensori e reliquiari (un dito della mano di San Biagio fa compagnia ad un reliquiario dove si conserva il cuore di un cittadino napoletano), e due splendidi panni ricamati a mano in filari di sete policrome dono di una devota principessa. E naturalmente tanto altro ancora, che non può limitarsi ad un mero elenco, ma che merita uno sguardo emozionato dal vivo.
Tutto questo tesoro domenicano è oggi organizzato in ben quattro collezioni allestite con criterio didattico all’interno degli armadi: la “Collezione delle Processioni” raccoglie gli oggetti sacri che furono utilizzati durante le feste religiose e le processioni liturgiche nel Settecento e nell’Ottocento; la “Collezione del Tesoro”, dedicata agli apparati liturgici più preziosi che i frati domenicani custodivano con affezionata gelosia; la “Collezione degli Arredi Sacri”, oggetti che in passato abbellivano l’interno della basilica e in particolare l’altare maggiore.
Il primo armadio merita una menzione a parte, perché gli oggetti in esso custoditi costituiscono senza dubbio il pezzo forte della Sala del Tesoro di San Domenico Maggiore. Si tratta della “Collezione delle Arche Aragonesi” ovvero gli abiti e gli accessori personali originali ritrovati nelle 42 arche sepolcrali dove “dormono” i corpi mummificati di tre re aragonesi, di alcuni personaggi nobili che gravitarono intorno alla corte spagnola e di famiglie reali di epoche storiche successive. Queste casse in legno, tappezzate in esterno con drappi di tessuti preziosi, un tempo erano trionfalmente esposte aperte all’interno della basilica, ma dopo essere miracolosamente scampate ad un violento incendio che interessò la zona d’altare nel 1506 furono collocate su un ballatoio di legno all’interno della Sacrestia, per motivi di conservazione e sicurezza.
Tutto ciò che finora si conosce sulla storia di queste arche e sui loro “ospiti regali” è il risultato di un’accurata indagine di studio condotta dal prof. G. Fornaciari dell’Università di Pisa alla fine degli anni Ottanta del XX secolo che, in collaborazione con la sua équipe, ha radiografato e analizzato al microscopio campioni di tessuto epidermico prelevato da alcune mummie. Alla sua acuta diagnosi di detective paleontologo si devono le informazioni relative le cause di morte di questi personaggi storici, mentre dall’intervento di restauro operato dall’équipe della dott.ssa N. D’Arbitrio nel 1999 si è potuto schedare e studiare l’apparato degli abiti sopravvissuti al tempo e al degrado nelle casse di legno.
In occasione del Grande Giubileo Ecclesiastico dell’anno 2000, le varie Soprintendenze dei Beni Culturali di Napoli promossero accurati lavori di restauro dell’ambiente della Sala per allestire un vero Museo del Tesoro. Non capita tutti i giorni e in tutte le città di avere il pregio di ammirare la gonnella quattrocentesca indossata dalla duchessa Isabella d’Aragona, il cuscino personale del re Ferdinando I d’Aragona, il “tabarro” in velluto marrone che fu probabilmente del condottiero Ferdinando d’Avalos e commuoversi davanti alla sezione degli abitini dei bambini, morti in età prematura per epidemie di peste.
Storia del costume tra Quattrocento e Cinquecento, tradizioni antiche, arte e fede, artigianato locale di grande qualità e tanta, tanta emozione e suggestione… tutto racchiuso in questo piccolo ambiente voltato, ma… attenzione a dovete metterete i piedi.. perché il settecentesco pavimento della Sala è in cotto maiolicato originale!
Se la qualità e il valore del prodotto da ammirare sono senza dubbio garantiti, lo sono anche i Servizi Museali offerti dalla Cooperativa Sociale ParteNeapolis (081.4420039; info@parteneapolis.it) a cui il F.E.C. (Fondo Edifici di Culto del Ministero peri Beni Culturali) ha affidato la gestione e la cura della Sala del Tesoro. La Cooperativa è presente con un punto informativo, è impegnata con passione e professionalità in numerosi progetti di promozione e valorizzazione culturale del sito e organizza visite guidate con incursioni teatralizzate per gruppi, scuole, cittadini e turisti,
Buona caccia al Tesoro!
Giovanni Postiglione