di Violetta Luongo
NAPOLI – Angosciante, claustrofobico, disperato e senza via d’uscita. Un cocktail di sensazioni assurde e di conversazioni paradossali intrecciano la trama di “Finale di partita” in scena al teatro Bellini fino al 29 novembre. Opera scritta da Samuel Beckett e regia di Gabriele Russo, atto unico, unica scenografia. Una vecchia casa, che ricorda quelle della Napoli degli anni ’80 post terremoto: i parati sdruciti e semi cadenti, i muri ingialliti e due finestre chiuse che dovrebbero affacciarsi sul mare ma il mare non si vede e non si sente. Pochi i mobili che fanno da cornice alla vita familiare e povera di Clov e Hamm. I genitori di quest’ultimo vivono nella vasca da bagno tra rifiuti e muffa.
UNA PRIGIONE FAMILIARE – Hamm cieco costretto su una sedia a rotelle, il servitore Clov impossibilitato a sedersi. Complementari in tutto e ognuno dipendente emotivamente e fisicamente dall’altro. Una prigionia umana e fisica li costringe ad una routine ossessivamente ripetitiva nei gesti e nelle parole, ogni giorno il servitore minaccia di andarsene ma poi non ci riesce. L’assurdo diventa quasi normale, anche la morte dei genitori viene vissuta quasi con estraneità. I due protagonisti portano avanti una allegorica partita a scacchi, in cui ogni mossa è già vissuta e nulla può più sorprendere o sconvolgere, pure l’improvvisa “guarigione” di entrambi lascia tutti indifferenti.
UNA REALTA’ POST APOCALITTICA – Si ha la sensazione che la loro casa, la loro prigione sia l’ultima e l’unica rimasta al mondo. Quella luce tiepida del lampadario antico è l’unica che si accende, non c’è scansione del tempo, giorno e notte si danno il cambio senza accorgersene. Fuori il nulla, forse un tempo vissuto dal vociare di persone, dallo stridio dei gabbiani o dall’infrangere del mare. Ma ora solo il silenzio cupo e soffocante. Una realtà che ricorda i tempi della pandemia, del lockdown o cinematograficamente rimanda al film del 1993 Bad boy Buddy, a quello stesso sentore di solitudine e infelicità tra squilibrio e follia. Bravissimi gli attori (Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo) e il registra Russo nell’attualizzare il testo originario del 1957.