Querelle Reddito di cittadinanza: imprese all’affannosa ricerca di percettori non disponibili. Gianni Lepre, “assicurare parte dei fondi Rdc alle aziende che assumono in soprannumero”

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Nelle ultime settimane stiamo assistendo ad un riacutizzarsi delle polemiche sul Reddito di Cittadinanza, i suoi scopi, le modalità ed i risultati raggiunti. A dire il vero, e secondo i dati relativi alla misura delle misure targata Movimento 5 Stelle, l’omonimo reddito ha provocato, a tutt’oggi, una informe massa di assistenzialismo sociale non meglio identificato, con la conseguenza che: chi un lavoro non lo ha mai cercato, adesso ha perso anche l’ardire di immaginarlo; chi invece è convinto della bontà della misura ed è in lista per un impiego, si ritrova a dover affrontare lo spettro tutto tricolore dello sfruttamento a fronte di quattro spiccioli fatti passare come una concessione governativa.

Ovviamente la misura dei pentastellati nasce con le migliori delle intenzioni, e non solo quella di vincere le elezioni a mani basse; ma una considerazione non è mai stata fatta: Una cosa che altrove funziona bene, può mai funzionare in Italia?

Badate bene, stiamo parlando di Italia per intero non di nord, sud o isole, anche perché la situazione RDC nel nostro Paese è la medesima dovunque si vada o si guardi.

Su questo ci viene in soccorso il prof. Gianni Lepre, opinionista economico del TG2 e dell’Agenzia di Stampa nazionale ItalPress, che questo argomento lo ha affrontato con dovizia di particolari anche in tempi non sospetti. “Fin da subito è parso chiaro a molti di noi che la misura del Reddito, così concepita, avrebbe generato solo una enorme dipendenza dall’assegno mensile, senza provocare nei percettori la voglia o la sfida a mettersi in gioco nel mercato del lavoro”. Il noto economista ha poi continuato: “L’attuale polemica non riguarda soltanto coloro che rifiutano il lavoro perché è molto più semplice vedersi accreditati dei soldi più che lavorare per averli, ma anche in considerazione del fatto che l’ignobile ‘usus’ del sottopagare i dipendenti, a maggior ragione adesso a seguito di una pandemia sanitaria ed economica, scoraggerebbe tutti ad inseguire il sogno del lavoro. Qualcuno mi sa dire per quale motivo una persona dovrebbe rinunciare ad un assegno di 780 euro per prenderne uno da 400 euro una volta assunto o almeno inquadrato in un fantomatico lavoro maturato con rdc?”.

“In buona sintesi – ha poi concluso il prof. Lepre – la mia idea resta quella di spostare una parte dei fondi destinati ai percettori del reddito, quelli in grado di lavorare, direttamente alle imprese che assumono in soprannumero. Solo così si creano nuovi posti di lavoro e si eliminano i fannulloni o chi poi svolge un lavoro al nero, in autonomia o alle dipendenze”.

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