Sampdoria-Napoli, ti amo troppo per lasciarti

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Il Napoli ha battuto la Sampdoria (0-2) e ha superato il suo precedente record di punti stabilito nella passata stagione, con una giornata ancora da giocare.


Comandare anche senza possesso
Il Napoli è stato assoluto dominatore della gara. Ha avuto il possesso palla del 60% e ha concesso solo sette minuti di possesso agli avversari nella propria metà campo. La chiave tattica e stato il controllo degli spazi attraverso l'efficace posizionamento sulla trequarti avversaria. Il pressing azzurro è stato altissimo, iniziato da Mertens ed Insigne sui due centrali difensivi della Sampdoria, completato dalla perfetta sinergia e sintonia con gli altri compagni di squadra nell'oscurare gli avversari in ricezione. Il Napoli ha reso complicatissima "l'uscita" dal basso dei blucerchiati, proprio come era accaduto al Torino nella partita precedente, "obbligando" i padroni di casa a lanci lunghi inutili e preda degli azzurri. Alla fine i lanci dei padroni di casa sono stati 16 contro nessuno del Napoli. 


Marchio di fabbrica
La Sampdoria è ricorsa poco al pressing, inteso appunto come pressione sistematica ed organizzata, ma piuttosto ha difeso quasi sempre "di posizione", agevolando in questo modo il movimento e il gioco tra le linee degli azzurri. In questo scenario decisivo è stato il continuo movimento in appoggio alla mediana da parte di Mertens, è quello orizzontale, ad accentrarsi di Insigne. Il primo ha favorito i frequenti movimenti centrali di Callejon e gli inserimenti di Allan, il secondo l'ampiezza di Mario Rui e Zielinski. Il portoghese ha crossato ben 4 volte, un valore enorme per il singolo se si considera che la media di squadra è di 6 cross a partita. 
 
C'è cross e cross
La statura degli attaccanti del Napoli impone il gioco palla a terra, e i cross sono quasi banditi, eccetto quelli che hanno una particolare caratteristica: quelli che vanno a girare alle spalle della linea difensiva, e che permettono in questo modo l'anticipo dell'attaccante. Ghoulam è fenomenale in questo fondamentale, e Mertens bravissimo a capirne le intenzioni e aggredire il pallone tra i centrali. Un suo gol contro il Cagliari al San Paolo alla fine della passata stagione è la perfetta applicazione pratica di questa teoria. Difficile rendere proficui cross con altre caratteristiche.

Rewind
Il gol di Milik è stato bello e difficile, e il suo gesto atletico può far pensare che si sia trattato del classico coniglio estratto dal cilindro. Azionando il "rewind": il Napoli "costringe" la Sampdoria a uscire sulla sinistra oscurando al suo portiere lo scarico a destra grazie al posizionamento di Milik; Allan è in pressione sul centrale di sinistra, e lo spinge ad appoggiarsi sul quarto basso a sua volta pressato da Zielinski, mentre Jorginho e Hamsik sono vicini ai due mediani avversari arrivati in appoggio alla palla. Con questo posizionamento perfetto sull'uscita della Sampdoria, il Napoli guida e "invita" gli avversari a giocare dove e come vogliono i calciatori azzurri, comandando il gioco anche senza avere in quel momento il possesso della palla, costringendo i blucerchiati al lancio lungo, che diviene preda degli azzurri, a loro volta abili ad innescare l'immediata ripartenza, che trova in Allan un rifinitore rapido ad innescare "l'udito" di Milik. 
 
Udite, udite
Le mani all'orecchio in segno di provocazione non sono un bel gesto, ma è purtroppo frequente vederlo. Equità vorrebbe che venisse sanzionato ogni volta chiunque si rendesse autore di questo gesto, ma purtroppo non avviene così, e spesso si lascia correre, non a tutti però.
 
Milik
La conclusione del polacco nasce dall'applicazione degli azzurri nel recuperare palla attraverso pressione e occupazione degli spazi con i contrasti indiretti. 
È il gol di un calciatore che per chi lo guarda soltanto la domenica dallo stadio o da casa sembra essere in stato di grazia da oltre un mese. 
Re Mida.
 
Kilometrando
Contro la Sampdoria il Napoli ha corso 113,187 Km, praticamente la stessa distanza della Sampdoria  (112,992 Km), ma è stato superiore dei rivali di 2,2 Km circa nello sprint, a dimostrazione che seppur a fine campionato gli azzurri hanno ancora energie a disposizione. Il possesso palla azzurro è stato molto alto, e questo gli ha permesso di attuare uno dei concetti tanto cari a Guardiola: riposarsi tenendo il pallone. In effetti gli azzurri hanno corso 1,7 Km in più dei blucerchiati nella fase di jogging, e 3,7 kilometri in meno nella fase di corsa. Molto probabilmente la squadra di Giampaolo è stata costretta a correre a vuoto per seguire, rincorrere, provare a tamponare gli avversari, quando il Napoli, invece, faceva correre il pallone.
 
Conclusioni
Al Napoli non è bastato battere il suo record di punti (86) con una giornata ancora da giocare. Non sarà la prima volta che succede che la squadra che gioca meglio non riesce a vincere, e purtroppo non sarà neanche  la prima volta che a vincere sia una squadra diversa dalla Juventus dopo sei anni, e neanche l'uso a singhiozzo del VAR è servito. Troppo importante per la Vecchia Signora vincere questo campionato, sarebbe stato uno smacco gigantesco perdere proprio il primo campionato con la tecnologia, davvero troppo. Il Napoli, però, ci è andato vicino, vicinissimo. Sembrava che questa volta Crujff potesse portare la sua Olanda a vincere il mondiale; ha accarezzato la Coppa, ha flirtato con lei, l'ha meritata, ma neanche questa volta è riuscito a stringerla, a cambiare la storia, neanche adesso.
Succede che si può perdere, anche quando non si meriterebbe, capita di farlo anche in albergo. E' vero, il Napoli avrebbe dovuto vincere contro la Fiorentina e continuare a tallonare la Juventus fino all'ultimo, fino alla fine, come dicono proprio loro. Ma succede anche di subire dei colpi talmente forti che vai al tappeto, non vorresti finirci, sai che non devi, sai che mancano ancora dei round, che non tutto è perduto, sai che devi stare in piedi fino alla fine, sempre come dicono loro. Colpi così forti che meriterebbero l'intervento di chi guarda, di chi giudica; colpi da rosso, quantomeno da giallo, almeno uno. Non si può dimenticare, non si dimenticherà niente. L'Olanda di Crujff verrà ricordata anche questa volta, anche se questa volta aveva una maglia diversa, anche se doveva restare in piedi anche senza giallo, giallo che era meritato. Lo sanno bene i vincitori, loro che nella gloria del trionfo, del sospiro di sollievo, hanno ricordato i vinti. Lo hanno fatto con parole, con un abbraccio caloroso al giallo che giudica, lo hanno fatto con un video, con le mani, con le dita, anche con uno solo. Lo hanno fatto a modo loro.
Il condottiero, invece, quello delle braccia alzate, quello dei diciotto uomini, quello che ha provato ad arrivare "al palazzo", sembra essere sull'uscio. Peccato. "Aver raggiunto un livello di amore reciproco con la città talmente alto che non può non peggiorare". Troppo amore. Troppo forte. Una simbiosi tale da essere quasi una sola cosa, ma i rapporti cosi intensi, quelli passionali, quelli dove l'amore inebria, avvolge, confonde non diminuisce, non cala di livello, è troppo forte, al massimo si evolve, ma non si dissolve. I livelli sono da stimolo, sono fatti per essere superati, almeno provarci, a meno che si è sicuri di non poterlo più fare, e a questo punto "ti lascio perché ti amo troppo". Ma prima di scendere un'ultima volta le scalette, prima che alle spalle ci sia il brusio, poi il silenzio, infine il buio, alzare il mento, un lungo tiro di sigaretta, l'ultimo, occhi negli occhi, si intendono, è chiaro. Il mozzicone a terra di colpo, tornare indietro, correre, non è tardi, non è finita, non ancora, allungare le braccia, respirare calore, sussurare passione: "ti amo troppo per lasciarti". 

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