Fiorentina-Napoli, il calcio ha vinto, il pallone ha perso

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Il Napoli ha perso contro la Fiorentina (3-0) dicendo addio ai suoi sogni di gloria.
 
Motivazioni
Non ha retto la squadra di Sarri, non ce l'ha fatta a resistere, troppo demotivante la partita tra Inter e Juventus per poter credere di riuscire a stare in scia dei bianconeri e sperare nel sorpasso. Qualcuno penserà che è sbagliato, che i calciatori del Napoli avrebbero dovuto in ogni caso vincere a Firenze e continuare a lottare. Forse si, forse no, ma toppe volte nello sport succede così quando non si ha più la percezione della vittoria come possibilità realizzabile. Sono le motivazioni quelle che ti permettono di lottare per i tuoi obiettivi, per la vittoria, e quando si ha la percezione che è tutto vano, che è tutto incredibilmente inutile, che per quanto ti sforzi non riuscirai a vincere, avviene il crollò, arriva la resa. Non è una giustificazione questa, è solo la fotografia di una squadra composta da giocatori non abituati a vincere, che hanno provato a farlo gettando il cuore oltre l'ostacolo, più in alto possibile, fino a che è stato possibile, fino a quando si poteva vincere. È comprensibile.
 
Non cpartita
Inutile soffermarsi sulla gara contro la Fiorentina. Non avrebbe senso analizzare una partita dove il Napoli non c'era, soffermarsi su gli errori che non appartengono a questa squadra. Quello contro i viola non era il Napoli di Sarri. Quelli scesi in campo non erano i calciatori che hanno entusiasmato per un anno intero, che non perdevano in trasferta da un anno e mezzo. Subito sotto di un uomo, il migliore di una settimana fa, quello dei sogni. E invece adesso distratto su un lancio lungo ed incauto nell'ostacolare l'avversario. In quella dinamica il Koulibaly concentrato dell'intera stagione avrebbe fatto un sol boccone della palla, ed invece... La Fiorentina ha messo in crisi la linea difensiva del Napoli deconcentrata e spesso poco retta e molto imprecisa con diversi ed innocui lanci in avanti, finendo spesso in solitaria davanti a Reina, come capitato in occasione del primo gol e dell'espulsione appunto. Il Napoli era vuoto, assente, era sconfitto nella testa, prima ancora che cominciasse la partita. L'espulsione ha solo sancito il game over, era prevedibile. Mi viene alla mente il Milan che perse la testa Verona consegnando il secondo scudetto al Napoli. Quella squadra era zeppa di campioni, gente abituata a vincere. Era un Milan vincente e vittorioso, eppure crollò psicologicamente. Succede e basta, succede a tutti. Non è solo questione di uomini.
 
Ah, il Basket...
Vincere non è l'unica cosa che conta. Lo sa bene chi ama lo sport. Sono le emozioni a restare nella memoria, non le vittorie. Vincere aiuta a vincere, ma non insegna a vincere. Saper vincere è questione elitaria, di cultura, non certo di abitudine. Il gol al novantesimo ti può dare la vittoria, ti illude di aver giocato bene, anche senza schemi, quelli che secondo Allegri non contano più di tanto, quelli che vanno ad ingolfare la teoria mentre il calcio è pratica, non è mica il basket, dove negli ultimi secondi consegni la palla al più forte. Appunto, negli ultimi secondi. Eppure nel basket ci sono gli schemi, c'è tanta teoria, il pallone della speranza, dell'episodio, dell'invenzione, della giocata risolutrice viene consegnato al più forte solo dopo che gli schemi non hanno funzionato, ma solo allora, solo alla fine, solo quando sei disperato. Per Allegri se nel calcio valessero gli schemi Messi non costerebbe 250 milioni, Higuain non ne costerebbe 90... Invece è proprio grazie agli schemi, alla teoria applicata al calcio che Higuain, quello dei 36 gol è arrivato a costare 90 milioni, mentre quello di adesso, quello degli episodi, ne costerebbe forse meno della metà. Nel calcio ogni tecnico ha la propria ricetta in base alle risorse a disposizione, ognuno sceglie il proprio destino. Nel calcio, nello sport in generale bisogna saper vincere, non stravincere. Nel calcio come nella vita non si dovrebbe mai smettere di imparare.
 
Conclusioni
Il Napoli ha resistito alle avversità, agli infortuni che avrebbero potuto metterlo in ginocchio. Lo ha fatto esaltando interpreti diversi, nuovi; studiando e trovando altre soluzioni, grazie alla teoria, grazie al lavoro sul campo, schemi e movimenti.
Il Napoli ha esaltato la sua tifoseria, ha appassionato quasi tutta l'Italia colorata, spingendosi oltre i nostrani confini dei consensi, quelli sinceri, quelli spagnoli, inglesi, tedeschi, dove hanno preso ad esempio il Napoli di Sarri, lo hanno applaudito, li dove i sogni possono diventare realtà. Ed invece i sogni di chi rincorre la Champions, di chi vuole vincere lo scudetto, spariscono in una notte dove si sono viste tante cose, troppe forse, dove il passato è diventato di colpo il presente e il futuro si è infranto. Il Napoli ha sognato, è stato bravo, forse, e non solo per me, resterà il vincitore morale di un campionato dove ancora si distingue tra vittorie sul campo e da altre parti. Questa volta ha vinto lo show, ha vinto lo spettacolo, ha vinto il calcio, questa volta il pallone ha perso, ma almeno il Napoli è stato bravo, è stato promosso!

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