Inter-Napoli, non si dimentica, non si arrende

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A San Siro il Napoli non è riuscito a sbloccare il match contro l'Inter (0-0) e adesso è staccato dalla Juventus di un punto, ma con una partita in più.
 
La scacchiera di Spalletti
L'Inter ha affrontato gli azzurri concettualmente allo stesso modo della gara che pareggiò al San Paolo. Alcuni uomini sono cambiati, ma la tattica è stata molto simile. Spalletti non ha rinunciato a costruire dal portiere, e lo ha fatto abbassando Brozovic in ricezione e allargando i centrali, per poi offrire l'ampiezza a Cancelo stringendo verso il centro Candreva. Qualche frutto questa strategia lo ha anche dato, probabilmente perchè il duo Candreva-Cancelo è riuscito ad affrontare Mario Rui in superiorità numerica quando Hamsik non è arrivato tempestivamente in copertura e in aiuto al compagno. Sull'altra corsia alla coppia D'Ambrosio-Perisic questa stessa metodologia offensiva non è riuscita con la stessa efficacia, probabilmente a causa della presenza di Allan, più abile dello slovacco nei ripiegamenti. Nel secondo tempo invece, Cancelo e D'Ambrosio si sono invertiti la posizione forse per sorprendere la fase difensiva azzurra. 
 
La scacchiera di Sarri
Il Napoli, invece, si è trovato in uscita dal basso Jorginho oscurato da Rafinha, il che ha costretto Reina ad appoggiarsi su Koulibaly, dando l'inizio ad una fitta rete di passaggi che ha coinvolto anche Mario Rui, Hamsik e lo stesso Jorginho liberatosi in ricezione. Jorginho (113), Mario Rui (94) e Koulibaly (140) hanno completato il 44% dei passaggi dell'intera squadra. Mario Rui ha portato a termine il 27% in più dei passaggi rispetto alla propria media stagionale, Jorginho, invece, il 33%, e Koulibaly addirittura il 40% in più.
Quando, invece, era Handanovic ad avere la palla tra i piedi, l'italo-brasiliano ha cercato  di restare alto sulla trequarti, in pressione su Brozovic, e sfruttando i contrasti indiretti del tridente offensivo, il Napoli ha "invitato" Handanovic a giocare palla lunga, "scommettendo" sulla sua poca precisione con i piedi. Infatti, lo sloveno è ricorso a ben 19 lanci lunghi, di cui solo 9 andati a buon fine, in pratica la metà, nonostante Icardi sia abilissimo nel gioco aereo e nella difesa del pallone. In questo modo gli azzurri sono riusciti a recuperare più velocemente palla grazie ai due centrali, appunto in contrasto aereo con la punta nerazzurra. Anche palla a terra Handanovic non è stato infallibile: tanti passaggi completati (31), ma con una percentuale di affidabilità molto bassa (76%), in pratica 1/4 sono stati errati. Giusto per avere un termine di paragone, Reina ne ha completati 21, circa 1/3 in meno, ma con una precisione nettamente superiore (88%).
 
La realtà 
Di fatto Spalletti ha accettato la superiorità del Napoli, difendendosi basso: il suo baricentro è stato di soli 46,47 metri, e ha cercato di ribaltare il fronte con l'ampiezza, che è stata di 35,41 metri contro i 33,67 del Napoli. La squadra di Sarri è stata alta (54,26 metri) e più larga di un paio di metri rispetto alla propria media. La partita è stata godibile e le due squadre hanno corso molto: l'Inter 115,568 Km, e il Napoli 116,086 . Le due formazioni hanno corso più del solito, più della loro media stagionale, rispettivamente circa 4 Km l'Inter e quasi 5 Km il Napoli. Entrambe hanno pressato molto, costringendo spesso l'avversario a sbagliare la giocata. In questo senso è possibile spiegare le 51 palle perse a testa, che rappresentano per gli azzurri il 22% in più della propria media. Al Napoli è mancata la solita continuità nella conquista dei corridoi intermedi, dei mezzi spazi centrali, preda solitamente di Hamsik e Insigne da un lato, e di Allan dall'altro. Il lavoro di posizione svolto in mediana da Gagliardini e Brozovic, che hanno conquistato rispettivamente 9 e 11 palloni, è stato decisivo, mentre Allan e Hamsik sono riusciti a recuperare solo 5 palloni in due.
 

 


Il metro di giudizio
Il Napoli ha vinto il duello del possesso palla (64%), ha completato un'infinità di passaggi, addirittura 776 che rappresentano il 21% in più della sua media stagionale, e più del doppio di quanto fatto dall'Inter (370). Ha tirato 8 volte, l'Inter solo 3, ma solo 2 volte è riuscito a centrare lo specchio. Agli azzurri è mancata la precisione, e nonostante ciò l'indice dei gol attesi li premia con 0,93 xGol, contro 0,25 xGol dei padroni di casa. Il che equivale a dire che per le opportunità create dal Napoli ci si doveva attendere almeno un gol, cosa che non può dirsi per l'Inter, che pure ha colpito un palo. Sul campo il Napoli avrebbe meritato di segnare, e se Insigne fosse stato più preciso invece di provare il pallonetto davanti ad Handanovic, probabilmente sarebbero cambiati anche i voti che "la rosea" ha dato a Sarri (6) e Spalletti (7). 
Per chi giudica solo il risultato resta il fatto che il Napoli, sia all'andata che al ritorno non è riuscito a segnare nemmeno un gol alla squadra di Spalletti. Per chi ha passione per la prestazione, allora bisogna ricordare che nella gara di andata Handanovic fu insuperabile risultando per distacco il migliore della propria squadra, e anche nel ritorno l'Inter si è dovuta difendere bassa e, come visto, almeno una rete gli azzurri avrebbero potuta e dovuta farla.
 
Conclusioni
Contro Roma e Inter al Napoli sarebbe servito fare 6 punti, perché la Juventus ha avuto e sta avendo un ritmo infernale. Gli azzurri in questo torneo hanno trovato un avversario che sta facendo un campionato incredibile, strepitoso, per punti conquistati. Purtroppo aver raccolto solo 4 punti tra Cagliari, Roma e Inter, ha permesso alla Juventus di riconquistare la vetta della classifica. Incontrare adesso la Roma e l'Inter, che sono in lotta per la qualificazione alla prossima Champions League, può avere una difficoltà maggiore rispetto ad affrontare le stesse squadre sul finire della stagione quando le posizioni in classifica potrebbero essere delineate. Per vincere deve girare tutto bene, anche i dettagli, e alla fine giocare sempre dopo la Juventus, come è capitato ultimamente, si è rivelato anche logorante. E infondo, quando si ha un obiettivo nella testa è difficile riuscire a dare il meglio di sé anche su altri fronti, soprattutto per chi non è abituato. Anche alla Juventus, con una finale Champions alle porte, è capitato di non essere la solita squadra cannibale, concentrata e agguerrita, ed infatti nella passata stagione non offrì il meglio di sé all'Olimpico contro la Roma. È umano, è naturale non riuscire ad essere perfetti sempre, su ogni fronte. L'inconscio gioca brutti scherzi, lo fa con tutti, anche con chi da anni fa più punti degli altri. Capita e basta. 
Mancano dieci partite e trenta punti, tutto può succedere, basta crederci, provarci ancora; e nel frattempo chi non è stimato per il gioco, per lo spettacolo offerto in campo, è convinto che passerà alla storia e verrà ricordato solo chi vince, solo chi scrive il proprio nome nell'albo d'oro, pur menzionando con orgoglio le finali disputate negli ultimi anni, anche se perse. Contraddizioni. 
La forza di un ricordo sono le sensazioni, gli stati d'animo, le emozioni. Sono le emozioni a far diventare indelebile un ricordo, a non cancellarlo mai, a mantenerlo sempre vivo, anche a distanza di tempo, di anni, e la bellezza di questo Napoli emoziona ogni volta, lo fa sempre, non si cancella, non si dimentica, non si arrende.

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