Napoli-Roma, la bellezza non svanisce

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Il Napoli ha perso contro la Roma (2-4) ma conserva ancora un punto di vantaggio sulla Juventus che dovrà recuperare la gara contro l'Atalanta.
 
La partita
Il Napoli ha iniziato la gara non dando l'impressione di aver risentito della vittoria della Juventus contro la Lazio, lasciando percepire nei pochi minuti iniziali che mai sarebbe potuto accadere quello che alla fine è successo. Neanche l'immediato pareggio della Roma aveva cambiato l'atteggiamento sul campo degli azzurri, piuttosto è stato il gol del vantaggio siglato da Dzeko a cambiare il corso della partita e forse in quel preciso momento si è iniziato ad avvertire il contraccolpo della vittoria della Juventus, alimentando l'ansia di vincere a tutti i costi, e con essa gli errori. Ben 55 palle perse che rappresentano quasi il 30% in più rispetto al solito standard degli azzurri. Il tempo scorreva e con esso cresceva la consapevolezza che si sarebbe trattato di una serata storta.
 
Tatticamente
All'andata la Roma aspettò il Napoli nella propria trequarti, questa volta lo è andato a prendere alto con un pressing offensivo ed efficace, con De Rossi, spesso ma non sistematicamente su Jorginho, cosa che di per se non ha creato troppi grattacapi, se si esclude la seconda parte del primo tempo. L'italo-brasiliano è riuscito comunque a sviluppare il solito palleggio; nei 75 minuti in cui ha giocato ha completato addirittura 109 passaggi che rappresentano il 28% in più della sua media (85), e vogliono dire un passaggio ogni 18 secondi di possesso azzurro. Piuttosto Allan ha faticato a trovare la posizione e i tempi di gioco, non riuscendo a dare alla squadra il suo apporto positivo in termine di palloni recuperati/persi. Il brasiliano ha recuperato solo 4 palloni e ne ha persi 6. Zielinski, invece, più abile come incursore, a differenza di Hamsik non è riuscito a dare qualità nella costruzione dal basso, aiutando Jorginho nel ruolo di doppio play. Il triangolo difensivo azzurro, composto dai due centrali difensivi Koulibaly (99) e Albiol (87), e da Jorginho ha completato il 45% dei passaggi della squadra, che sono stati 649, in linea con la media stagionale di 639. La Roma ha completato solo 283 passaggi, il 56% in meno degli azzurri, riuscendo però ad essere più efficace sotto porta.
 
Occupazione dello spazio
Probabilmente anche a causa del tentativo di raddrizzare il match, il Napoli ha avuto un baricentro altissimo, pari a 59,27 metri (+6% rispetto alla propria media), costringendo la Roma a difendere molto bassa, il suo baricentro è stato di 42,01 metri. I giallorossi sono stati cortissimi 21,38 metri, più del Napoli che si è mantenuto in 24,38 metri, comunque inferiore di un metro rispetto alla propria media. La Roma ha corso 111,761 Km, 1,6 Km più degli azzurri, e addirittura 3,6 Km in più della propria media stagionale prima di questa gara (107,3 Km), e anche più velocemente 7,1 Km/h contro i 6,8 Km/h di media degli azzurri. Eppure gli azzurri hanno calciato 17 volte in porta (il doppio del solito), costringendo Allison ad effettuare ben 12 parate, lui che ha una media di 3,27 parate a partita. La Roma, invece, ha calciato solo 6 volte in porta, ma trovando 4 volte il gol. Un elemento che ha contribuito a fare la differenza è senz'altro rappresentato dai palloni recuperati, che sono stati solo 26 per il Napoli (-11% rispetto alla propria media), mentre per la Roma sono stati addirittura 45, il 73% in più. Probabilmente i  mismatch spontanei come quelli in mediana, e quelli cercati volutamente dalla Roma, soprattutto sulle corsie, hanno fatto la differenza, con l'aggiunta che quasi sempre chi corre di più e più velocemente dell'avversario, come hanno fatto gli ospiti, normalmente recupera più palloni.
 
Marcatura della palla
Il Napoli è stato sfortunato nell'occasione dell'immediato pareggio della Roma. Mario Rui non ha difeso benissimo su Under, pur essendo sfortunato nella deviazione. Ma il gol del vantaggio di Dzeko (1-2) ha messo a nudo uno dei punti deboli del Napoli rappresentato dalla difesa a zona con marcatura della palla. Questa tipologia di difesa fa si che il Napoli pur mantenendo la zona, ha come peculiarità quella di marcare la palla e non l'uomo. Quando parte il cross la linea difensiva si muove tenendo gli occhi fissi sul pallone, e scalando orizzontalmente dal lato debole a quello forte, cioè verso la palla, e progressivamente i difensori coprono la zona alle spalle del proprio compagno, ma sempre guardando la palla. In una situazione del genere gli inserimenti degli avversari prendono quasi sempre di sorpresa chi per scelta sta guardando il pallone; gli avversari staccano quasi incontrastati, o quando ormai hanno ottenuto un vantaggio aereo acquisito dalla velocità del movimento. Il terzo tempo.
 
Sulle corsie
Il Napoli ha come impostazione difensiva quella di difendere stretto creando densità centrale. La Roma ha cercato di sorprendere gli azzurri sul lato debole con cambi campo, costringendo la difesa azzurra a frequenti scivolamenti orizzontali verso il lato scoperto, ed in generale sfruttando le corsie esterne. L'86% degli attacchi è avvenuto sulle fasce e solo il 14% al centro. Il Napoli, invece, ha sviluppato il 29% al centro il 71% sugli esterni.

Mario Rui
Il terzino portoghese non ha giocato la sua migliore gara, tutt'altro; ha concesso troppo spazio ad Under sul primo gol; non ha attaccato Florenzi sul cross che ha portato al primo gol di Dzeko; ha concesso troppo spazio al bosniaco prima, e scivolando poi sul terzo gol della Roma; infine, ha incautamente rimesso al centro e per giunta con il tacco una palla, forse innocua, e che Perotti non poteva che trasformare in gol. Una serata storta può capitare, e contro la Roma è successo tutto quello che di negativo gli poteva capitare. Non è giusto esagerare nelle critiche adesso, come non erano giustificati tutti gli elogi, quasi smisurati arrivati la settimana scorsa. La virtù sta quasi sempre nel mezzo, senza esaltazioni e senza depressioni. Non si diventa campioni o brocchi all'improvviso, ma è sempre meglio mantenere un profilo basso.
 
Conclusioni
Il Napoli non ha giocato male e ha creato anche molto, purtroppo sbattendo contro un grande portiere. Non è stato fortunato negli episodi che hanno indirizzato il match verso i giallorossi, e ribaltare un risultato con l'ansia di doverlo fare non aiuta, soprattutto se difronte si ha una squadra di ottimo livello. La vittoria della Juventus contro la Lazio offre ai bianconeri la possibilità di riprendersi la testa della classifica vincendo il recupero contro l'Atalanta. Al Napoli serve giocare bene per vincere, alla Juventus non è indispensabile, e ciò da la misura della forza della squadra di Allegri. Il più forte può permettersi di non giocare bene, ma il meno forte deve giocare bene sempre e per forza per colmare il gap. È un equilibrio tra due variabili: giocare bene e forza tecnico-fisica. Queste due variabili oscillano alla ricerca dell'equilibrio che consente di trovare la soluzione all'equazione: la vittoria. L'Olanda, l'Italia, la Germania, ognuno sceglie la propria strada in base alle proprie caratteristiche non per essere ricordato dai posteri, ma per vincere ed esaltarsi nel presente. Il fallimento stagionale è una questione di aspettative, ma soprattutto un sottile gioco di pressioni psicologiche e provocazioni, inutile cadere nella trappola. Alla fine a vincere è sempre una sola squadra, spesso la più forte, ma questo Napoli deve ancora crederci, e può vincere ancora, anche a Torino, anche se sarà difficilissimo. La pioggia di Perugia, le lacrime di Ronaldo, insegnano che il destino può divertirsi e fare dei giri strani. La bellezza è spesso sofferenza, e in fin dei conti quel che conta è accarezzare, anche solo con un applauso, con un pensiero, con un sorriso chi sta facendo cullare un sogno a tanti, giocando a pallone con allegria. La bellezza si evolve, a volte sembra sparire, ma invece è soltanto celata o cambiata, la bellezza non svanisce.

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