Napoli-Lazio, riconquista, ripartenza e verticale

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Il Napoli si è ripreso la testa della classifica battendo la Lazio (4-1) e arrivando a quota 63 punti su 72 disponibili.

Prequel
La vittoria della Juventus contro la Fiorentina nella serata del venerdì nero del Napoli poteva lasciare un segno indelebile. Quel maledetto venerdì, che ha visto Ghoulam accasciarsi nuovamente a terra, questa volta in allenamento, e questa volta per una frattura alla rotula, ha sconvolto la sensibilità del gruppo azzurro. Il 31 è nel cuore, e poi giocare dopo che il tuo rivale ha vinto e ti ha superato in classifica non è mai facile, specie se passi anche in svantaggio nei minuti iniziali. Era già capitato recentemente contro Bologna e Sampdoria, un elemento da approfondire per capirne le cause. Spesso troppe coincidenze diventano una prova, prova di un qualcosa che va migliorato. È sempre tutto migliorabile.
 
 
Remake
La Lazio ha giocato un primo tempo sontuoso, puntando sull'aggressività a tutto campo, mettendoci la sua fisicità nei contrasti, e scegliendo a suo favore alcune impari marcature ad uomo. La strategia di Inzaghi ha in parte fuso quella adottata dall'Atalanta e dalla Juventus: i duelli sistematici, i contrasti preventivi, le uscite in pressione, molte similitudini. Seppur con caratteristiche diverse, anche la Lazio, come l'Atalanta ha spesso allargato il suo terminale offensivo, nel tentativo di portare fuori zona il centrale di parte, o per allargare la linea difensiva azzurra, che predilige sempre essere stretta e difendere il centro. Immobile è riuscito benissimo a fare questo movimento, sospirando in apnea sulla linea del fuorigioco a pochi centimetri dalle linee laterali, per poi puntare il terzino di parte in velocità, mentre al centro si inserivano i compagni sfruttando il maggiore spazio venutosi a creare tra i difensori azzurri di colpo più larghi. La Lazio ha scelto l'ampiezza. Gli ospiti alla fine hanno avuto una larghezza media di 38,37 metri, un'enormità se si pensa che sono stati 4 metri più larghi del Napoli (34,42 metri), il quale a sua volta è stato il 9% più ampio rispetto alla sua media (31,59 metri). Per buona parte del primo tempo il Napoli ha sofferto l'incapacità di costruire dal basso partendo dal proprio portiere a causa delle pressione ultra offensiva degli ospiti e della marcatura a uomo di Milinkovic-Savic su Jorginho. Ma annullato il play normalmente ci si ingolfa, oppure se hai Sarri lui se ne inventa un altro...
 
...Altro play, altro gioco
La grande chicca tattica della serata inventata da Sarri, e che ha permesso alla sua squadra di eludere il primo pressing laziale rendendo vana la marcatura di Milinkovic-Savic su Jorginho, permettendogli comunque di uscire palla al piede in maniera pulita e senza forzare la giocata, è stato l'aver mandato Allan in appoggio alla difesa in zona centrale, in "zona  Jorginho" per intenderci. Si parla di "appoggio" quando un calciatore da sopra la linea della palla torna indietro a ricevere il pallone; invece, si parla di "sostegno" quando il movimento avviene da sotto la linea del pallone. Il Napoli era sotto scacco perché non riusciva ad uscire in maniera pulita e veloce; il pressing laziale colpiva alla radice la manovra azzurra consentendogli di occupare al meglio gli spazi in mediana e le uscite alte dei difensori. Conquistare il tempo e lo spazio sono le chiavi per il successo. Simone Inzaghi ci stava riuscendo molto bene.
 
Il bello di avere Sarri 
Non avendo il tempo di agire e lo spazio  di manovra, non riuscendo a trovare linee pulite, linee sicure, Jorginho, asfissiato da Milinkovic-Savic, si apriva sulla sua sinistra, liberando la zona centrale per l'appoggio di Allan, il quale abbassandosi andava a sfruttare quella porzione di campo liberata inaspettatamente dall'italo-brasiliano. Ciò ha permesso di restituire tempo e spazio alla nascente manovra azzurra. Infatti, Allan in appoggio andava a ricevere il pallone, e Jorginho allargatosi se lo andava a riprendere lontano dalla sua comfort zone, ma ormai libero e con Milinkovic-Savic molto lontano dalla sua zolla di partenza. Una trovata che ha permesso al Napoli di conquistare velocemente campo e affrontare in faccia la mediana biancoceleste, non essendo più in inferiorità numerica. Mossa che si è incominciata a vedere verso la fine del primo tempo e con maggiore frequenza nella ripresa. Adesso era Sarri ad aver fatto scacco matto ad Inzaghi, per  di più senza cambi di formazioni o di moduli. Sagacia tattica.

Passeggiando
Nel primo tempo il Napoli ha completato 262 passaggi, il 57% in più della Lazio (167); ma è nel secondo tempo, che disinnescato il pressing laziale, questa forbice si è dilata in maniera incredibile: 495 per il Napoli e 138 per la Lazio, il 260% in più! Mancando Albiol, e poiché Tonelli non è abilissimo palla al piede, Koulibaly è stato il catalizzatore del fraseggio azzurro; ha totalizzato 110 passaggi con il 96% di precisione, il 15% del totale complessivo. Jorginho 107 passaggi e Mario Rui 100 passaggi, sono stati gli altri due azzurri maggiormente coinvolti nel palleggio, rappresentando insieme al centrale senegalese il 42% del totale complessivo di squadra. Il Napoli, libero dalla pressione, ha alzato i ritmi nel palleggio, giocando con maggior frequenza ad uno-due tocchi, aumentando la velocità nel palleggio soprattutto in uscita, riuscendo ad arrivare velocemente sulla trequarti ospite. Koulibaly ha completato in media un passaggio ogni 21 secondi, Jorginho e Mario Rui rispettivamente ogni 22 e 24 secondi. Un flipper che ha mandato in tilt la Lazio. Complessivamente il Napoli ha completato 757 passaggi, che rappresentano quasi il 20% in più della propria media (638), e circa il 150% in più della Lazio; la precisione è stata dell'88%, un punto percentuale in più rispetto alla sua media. Il possesso palla è stato molto alto, come era intuibile, pari al 67%. La lunghezza di squadra (25,53 metri) è stata perfettamente in linea con la media stagionale, mentre il baricentro è stato di un paio di metri inferiore: 53,24 metri contro i 55,61 metri di media. I kilometri percorsi sono stati 113,250, circa 2 in più rispetto alla media (111,004 Km); Jorginho (13,031 Km), Insigne ( 11,836 Km) e Mario Rui (11,272 Km) i tre calciatori azzurri che hanno corso di più. Anche la velocità è aumentata: 7,1 Km/h, rispetto ai 6,9 Km/h di media. Un altro dato significativo è la crescita dei palloni recuperati (+13%), 34 contro i quasi 30 di media; mentre significativo delle difficoltà incontrate, soprattutto per buona parte della prima frazione di gara, è il dato sulle palle perse: 53 contro le 40,5 di media (+30%).

Riconquista e uscita
L'azione che ha portato al gol di Mertens è un capolavoro da ammirare, studiare e cercare di riproporre. Inizia con una riconquista del pallone attraverso un pressing collettivo perfettamente sincronizzato, e culmina con una transizione attiva da manuale. Quando il laziale Caicedo riceve palla sulla trequarti del Napoli, capisce presto di non avere vie di fuga, non ha tracce libere ed è subito aggredito alle sue spalle da Jorginho, mentre in appoggio al compagno arriva Insigne in raddoppio. Riconquistato il pallone attraverso un azione corale, gli azzurri ripartono a tutta velocità: le transizioni devono avvenire nel minor tempo possibile, più sono rapide e più è facile cogliere impreparati chi le subisce. Jorginho, conquistata palla, elude la pressione disperata di Parolo servendo Insigne al suo fianco adesso a sostegno; l'italo-brasiliano liberatosi del pallone si arresta per offrire la seconda opzione di passaggio al compagno, la prima è Zielinski; il polacco è ingabbiato quando riceve palla da Insigne, ma nel suo colpo di tacco di prima intenzione bisogna sottolineare che fa un difficilissimo gesto tecnico, ma l'idea è agevolata dal sostegno che gli dà Jorginho, che ripartito in fretta e furia, offre l'exit strategy al compagno, bravissimo a servirlo di prima, un tocco in più e la Lazio avrebbe ripreso il possesso; Jorginho, di nuovo in possesso palla, supera di slancio l'opposizione di Milinkovic-Savic, che a dispetto della sua grandissima tecnica, mostra in questo caso una poca propensione al sacrificio non seguendo l'italo-brasiliano, ma passeggiando sul campo come se la fase difensiva non fosse più un suo problema; la linea difensiva della Lazio è attacca a palla scoperta e scappa all'indietro per togliere profondità al Napoli; Wallace fa un cattiva lettura  andando in pressione su Jorginho e lasciando liberissimo Zielinski, che va in verticale; Jorginho lo innesca con un tocco sotto e il polacco va verso la porta; a questo punto per la Lazio la frittata è fatta; nessuno segue il taglio di Mertens atteso da Zielinski. Altro gol da rivedere, anche se da studiare è tutta la coralità della manovra azzurra. Questo è il calcio del Napoli, queste le idee di Sarri applicate dai calciatori. Riconquista, ripartenza e verticale.
 
 
 
Profondità contro l'aggressione
Dire che il Napoli soffre la fisicità degli avversari, equivale a fare la scoperta dell'acqua calda. Eppure quando una squadra utilizza il fisico ai limiti del lecito, i più piccoli dovrebbero essere maggiormente tutelati. La Lazio ha chiuso il primo tempo con solo due ammoniti, e alla fine della gara ha totalizzato il doppio dei falli del Napoli, 10 contro 5. Le mancate ammonizioni sono un vantaggio non da poco che consentono di continuare a fare il proprio gioco fisico, permettendo di continuare ad assumersi rischi che con un'ammonizione in pancia non verrebbero assunti. Ci vorrebbe molta più attenzione ed equità su questo aspetto. Anche in questo caso le partite contro l'Atalanta sono servite al Napoli per mettere a punto una strategia alternativa ed efficace contro chi fa ricorso sistematico al fisico, e il Napoli l'ha trovata nella profondità attraverso veloci lanci lunghi a scavalcare la linea difensiva avversaria sfruttando l'incrocio tra questa e il destinatario del lancio. In questo Jorginho è stato davvero bravo, e il pareggio di Callejon ne è la prova.
 
 
L'amuleto DeVrij
Come nel match di andata, anche quello del ritorno è finito 4-1 a favore degli azzurri, e anche in quella occasione fu DeVrij a portare in vantaggio i suoi. I gol dell'olandese portano bene agli azzurri. Contento lui, contento il Napoli! La Lazio tanta acclamata a ragione veduta per il calcio espresso in questa stagione, ha subito dagli azzurri la bellezza di otto reti in due partite. Anche all'andata, così come adesso, la Lazio aveva disputato un ottimo primo tempo per poi crollare nella ripresa. All'epoca Simone Inzaghi diede la colpa alla sfortuna per gli infortuni che colpirono diversi suoi calciatori. Non è possibile che la partenza sovraritmo dell'andata, cosi come nel ritorno, abbia potuto portare i calciatori fuori giri, tanto da determinarne problemi muscolari all'andata, trattandosi dell'inizio della stagione, momento delicato per le fibre muscolari, mentre adesso che si è più rodati fisicamente, solo un crollo verticale? Tenere il passo del Napoli non è facile. La squadra di Sarri o ti manda fuori giri nel gioco, o ti manda fuori giri nel fisico. In entrambi i casi sei fregato.

La difesa dell'Empoli
Per 3/4 quella proposta contro la Lazio era la difesa dell'Empoli allenato da Sarri prima di arrivare al Napoli. Mancava Rugani, quello ritenuto qualche anno fa il miglior elemento di quella linea difensiva, nonchè uno dei migliori prospetti italiani. Nella gara del San Paolo nel secondo tempo il Napoli è stato devastante, e alcuni calciatori sono sembrati inarrestabili. Hysaj per tutti i secondi 45 minuti ha ricordato El Tractor, tale era il soprannome di Javier Zanetti, paragone sicuramente ingombrante, ma le discese a testa bassa e dirompenti dell'albanese non avevano nulla da invidiare all'ex campione argentino. Anche Mario Rui, all'indomani del nuovo infortunio di Ghoulam, ha sfornato una prova maiuscola, quasi a voler rassicurare i suoi compagni di squadra sulla sua affidabilità e sulla voglia di non far rimpiangere lo sfortunato terzino-regista algerino. Tonelli, invece, ha rivisto il campo dopo tantissimo tempo, e complice il probabile lungo infortunio di Chiriches (si parla di almeno un mese) dovrebbe trovare maggiore continuità. Ora i centrali difensivi in rosa sono solo tre, e le preoccupazioni sulla cessione di Maksimovic, considearata a suo tempo più un azzardo che un'opportunità, sono diventate concrete. Ritornando a Tonelli, è evidente che non ha la stessa proprietà di palleggio dei titolari, ma neanche dello stesso Chiriches. L'ex empolese ha completato solo 41 passaggi, seppur con una buonissima precisione (91%), ma che tuttavia, rappresentano solo il 37% di quanto fatto da Koulibaly.
 
La grande famiglia
Callejon riferendosi ai suoi compagni ha parlato di grande famiglia. Al di là del bellismo gesto per Ghoulam, cioè quello di dedicargli le reti realizzate, e di entare tutti in campo con la sua maglia numero 31, quello che mi ha colpito è stata la corsa di Rafael per andare ad abbracciare i suoi compagni in occasione del terzo gol. È stato il primo a scattare dalla panchina, lui, che da autentica promessa, è finito con il diventare il terzo portiere mai impiegato, ha manifestato una voglia genuina di partecipazione, di unione nei festeggiamenti. Si comprende ancor più chiaramente il senso delle parole di Callejon. Famiglia.
 
Conclusioni
La vitoria contro la Lazio permette agli azzurri di piazzare un break di 3 punti contro la Juventus, che contro i biancocelesti aveva perso allo Stadium. In una lotta serrata, in un duello punto a punto, dove ci sono pochi avversari in grado di togliere punti alle duellanti per il titolo, il confronto dei punti raccolti contro gli stessi avversari può risultare interessante e decisivo.
Il Napoli attuale è significativamente diverso rispetto alla scorsa stagione. Nel recente passato andava sempre a mille, adesso invece è capace di gestire le fasi del match: andare forte, temporeggiare, soffrire. La gestione di  queste tre fasi avviene con maggiore naturalezza e maturità, questo è il vero step di crescita. Mancano quattordici gare alla fine del campionato, e complice infortuni e qualche azzardo di troppo nel mercato, il Napoli dovrà stringere i denti e fare delle scelte. Riconquista, ripartenza e verticale....GOL!

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