Napoli-Atalanta, la storia non si ripete

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di Vincenzo Martino

Quando una squadra gioca male è l’altra bene è sempre difficile capire la linea di demarcazione tra meriti e demeriti altrui. L’Atalanta di Gasperini si stava rivelando ancora una volta la bestia nera del Napoli di Sarri. Non inganni il risultato finale con il quale gli azzurri si sono imposti sui rivali (3-1), la gara è stato tutt’altro che una passeggiata, e fino al gol del pareggio di Zielinski, è sembrata praticamente identica all’ultimo confronto che ci fu al San Paolo tra le due squadre, e che vide gli orobici imporsi per 2 a 0.

Le mosse
Gasperini è riuscito per buona parte del match ad imbrigliare il Napoli, mandandolo fuori giri: difesa a tre molto aggressiva con uscita sistematica del terzo centrale di parte in pressione sulla propria trequarti; squadra molto corta (24,01 metri) che è riuscita a fare molta densità e raddoppi costanti sulle fonti di gioco avversarie; ripetuti cambi campo offensivi volti a sfruttare l’ampiezza sul lato debole del Napoli, sono state le mosse principali che hanno messo in seria difficoltà il Napoli.

Asfissia e appannamento
Il fulcro del gioco del Napoli in mediana è Jorginho, è risaputo; e quando l’italo-brasiliano è ingabbiato, molto spesso il Napoli esce dall’empasse sostanzialmente attraverso 3 modi: veloci uno-due tra Jorginho e Hamsik, volti a liberare il play dalla marcatura; sfruttare la maggiore libertà di manovra di Hamsik, naturale conseguenza delle maggiori attenzioni rivolte all’italo-brasiliano, con lo slovacco che diventa una sorta di play aggiunto; lunghe verticali di Koulibaly sui piedi principalmente di Insigne o della punta che va in appoggio alla mediana, per favorire gli inserimenti dei due compagni di attacco nello spazio apertosi alle sue spalle, e lasciato libero dal centrale di parte attratto dal movimento del belga. Al Napoli ieri non è riuscita alcuna di queste tre cose. Jorginho ha completato soltanto 42 passaggi, contro una media di quasi 90 della passata stagione; anche Hamsik ha completato soltanto 42 passaggi, con una precisione del 79%, bassa per i suoi standard (88% l’anno passato) e con addirittura 10 palle perse; e Koulibaly solo 35 passaggi completati, contro una media di 63 della passata stagione, quasi il doppio. In pratica il Napoli non è riuscito a sviluppare alcuna delle sue abituali contromosse. Il triangolo difensivo non ha funzionato perchè Jorginho era accerchiato; Hamsik ha sofferto la poca lucidità, ed è stato poco dinamico nel muoversi in verticale andando in appoggio e a sostegno del play non riuscendo nella costruzione della manovra; anche Insigne è apparso per buona parte della gara poco lucido nel liberarsi della costante pressione bergamasca (ben 13 palle perse). Anche lui ha sofferto i raddoppi e i pochi movimenti dei compagni. È mancata la solita doppia opportunità di passaggio al portatore di palla. Onore a Gasperini che per buona parte del match ha tenuto sotto scacco il suo collega Sarri, togliendo ai suoi avversari tempo per pensare e spazio per agire, facendo però spendere troppe energie ai suoi uomini, che non sono riusciti a mantenere la stessa intensità per tutti i novanta minuti.

Un fulmine a ciel sereno
Niente lasciava presagire la rimonta del Napoli. L’Atalanta era assoluta padrone della gara. Tuttavia avere dei campioni serve soprattutto quando il gioco non riesce ad ingranare. Zielinski ha estratto un coniglio dal cilindro che ha dato la sveglia ai suoi ed ha lentamente spento le convinzioni orobiche. Anche se ad onor del vero, il cambio operato da Sarri ha ridato dinamismo alla mediana: Allan per Hamsik è stata una mossa decisiva tanto quanto la rete di Zielinski, perchè il brasiliano è riuscito sia ad essere più incisivo in pressione, ma anche a dare maggiore libertà prima a Jorginho, e successivamente a Diawara.

Correttivi o paliativi
Se aveva o meno sbagliato la formazione iniziale, è una domanda ricorrente quando un tecnico corregge la sua squadra e riprende le redini del match attraverso dei cambi. La conclusione alla quale giungo, è che chi propende nel dare maggiore peso nell’errore iniziale di formazione, è perchè non tiene conto degli avversari che a loro volta studiano i rivali e adottano delle contromisure. Correggere in corsa la propria squadra è sempre un bene ed indice di capacità di saper leggere la partita. Bravo Sarri ad individuare nel cambio Allan per Hamsik la chiave di volta.

Possesso
Tutto sommato il Napoli è riuscito ad avere il solito alto possesso palla (62%), ma condito da pochi passaggi completati rispetto alle sue abitudini, solo 474 con l’83% di precisione. La catena di destra molto poco sollecitata con 87 passaggi, quasi la metà di quella sinistra con 162. Il dato curioso è relativo a Ghoulam che con 68 passaggi completati è stato quello più sollecitato della squadra, il 14% del totale. Proprio su Ghoulam c’è da notare un nuovo movimento visibile in questo scorcio di stagione. Molto spesso è capitato che si è inserito centralmente nell’area di rigore avversaria, sfruttando il movimento in ampiezza di Insigne. Questa variante, probabilmente studiata in ritiro, lo ha portato e lo porterà più spesso, se continuerà a verificarsi, a trovare la conclusione e a rendersi pericoloso in area. Fino alla passata stagione l’algerino offriva solo l’ampiezza a cercare il cross, è evidente che quello dell’inserimento centrale è un nuovo movimento voluto e studiato da Sarri.

Difesa a zona o a uomo
Il gol subito su calcio piazzato ha messo in evidenza il solito punto debole della difesa azzurra. Difendere a zona sui calci piazzati porta spesso la difesa ad affrontare avversari che saltano in corsa e quindi con maggiore elevazione e impatto sulla palla. Mediamente chi difende a zona salta da fermo, con il rischio di aspettare passivamente il pallone e perdendo di vista l’avversario, e quindi in chiaro svantaggio rispetto a chi arriva in corsa. Difendere a uomo ha lo svantaggio di evitare i blocchi, e presuppone una maggiore resistenza al contatto fisico, elemento in cui il Napoli è un pò carente. Per difendere a zona bisogna migliorare l’aggressività sulla palla, cercando di non perdere il contatto visivo con l’avversario per non farsi sorprendere, finendo per subire quasi passivamente.

Conclusioni
Il calcio è strano e i giudizi lo sono ancora di più. Se Zielinski non avesse pescato il jolly, e Allan non avesse dato la sveglia probabilmente adesso si sarebbero ascoltate solo critiche nei confronti del Napoli. Un episodio ha cambiato la gara, e una corretta lettura dalla panchina ha stravolto le sorti di un match che sembrava già scritto. Il Napoli non è ancora lucido per garantire i ritmi costanti della passata stagione, ma il segnale di maturità è evidente. L’anno scorso dopo la scorpacciata di complimenti a seguito della vittoria per 4 a 2 sul Benfica, un Napoli scarico rimediò la sconfitta a Bergamo; lo stesso Napoli poteva essere tutto sommato scarico ieri, sempre contro l’Atalanta, e sempre dopo una scorpacciata di complimenti seguiti al successo di Nizza, è riuscito a raddrizzare una partita che era diventata complessa. Inoltre, avere una rosa profonda e variegata, come si è visto, aiuta parecchio. Gara fondamenta per i tre punti, adesso occorre risolvere il nodo portiere e magari aggiungere un terzino destro.

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