CALCIO NAPOLI/ Numeri, verità e false convinzioni – ecco i dati della stagione

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 di Vincenzo Martino
Il Napoli ha mandato in archivio il campionato 2016-2017 totalizzando la bellezza di 86 punti, che non gli hanno permesso però di andare al di là del terzo posto, e non gli sono bastati quindi ad evitare il preliminare di Champions League. La stagione è stata esaltante, ed il gioco espresso dalla squadra di Sarri è diventato uno spot per tifosi, appassionati e semplici simpatizzanti. Per alcuni addetti ai lavori il Napoli ha espresso il più bel cacio del campionato, forse anche a livello europeo.

Baricentro ad alto rischio
Il Napoli è stata la squadra che al termine della stagione, ha avuto un possesso palla medio del 62%, toccando punte di oltre il 70%, e addirittura del 81% contro il Crotone in casa. Secondo i dati della lega calcio, per quanto riguarda l’occupazione del campo, gli azzurri in termini medi hanno avuto un baricentro pari a 54,90 metri, mentre la lunghezza e l’ampiezza sono stati rispettivamente pari a 26,02 e 30,45 metri. Spesso un baricentro alto è sinonimo di strapotere in campo e di vittorie assicurate, per il Napoli non è stato sempre così. Infatti, in 14 partite nelle quali gli azzurri hanno avuto il baricentro superiore a 57,26 metri (oltre il 4% rispetto alla propria media), hanno raccolto solo 5 vittorie, 6 pareggi, e addirittura 3 delle 4 sconfitte totali subite in tutto il campionato. In queste partite probabilmente il Napoli ha avuto il baricentro molto alto nel tentativo di recuperare un risultato che lo vedeva soccombere, come avvenuto in occasione delle sconfitte patite contro l’Atalanta (2 volte) e contro la Roma al San Paolo; o nel tentativo di ribaltare quelle gare che si erano messe male come contro il Pescara fuori casa, il Palermo e la Juventus in casa; o forse infine, subire reti quando era in assoluto controllo della gara come avvenuto con il Sassuolo, o la Lazio in casa.

Baricentro a rischio basso
Al contrario con il baricentro sotto i 54 metri, quindi al di sotto della sua media, il Napoli ha vinto 14 volte e perso 1 sola gara, allo Stadium contro la Juventus. Il dato interessante è che nelle 14 partite nelle quali il Napoli ha avuto il baricentro oltre i 57,26 metri, ha avuto una lunghezza media di 26,45 metri; invece, nelle 15 gare in cui il baricentro è stato sotto i 54 metri, la lunghezza media è stata di 25,97 metri. Quindi i due gruppi di partite a confronto hanno avuto una la lunghezza sul campo pressoché uguale, ma una differenza significativa del baricentro. Probabilmente il Napoli pur concedendo poco in termini di distanze tra i reparti, con il baricentro più alto rispetto alla sua media, si è esposto a ripartenze letali.

Tiri subiti e baricentro
In effetti nelle 14 gare con il baricentro oltre i 57,26 metri, il Napoli ha concesso 55 tiri complessivi da dentro l’area di rigore (4 di media a partita) e ha subito 16 reti; il 29% dei tiri, cioè quasi 1 tiro su 3 scagliato da dentro l’area si è trasformato in rete; nelle 15 partite con baricentro sotto i 54 metri, invece, ha concesso 114 tiri dall’interno della propria area (quasi 8 di media a partita, il doppio del primo caso), e ha subito 14 gol; in questo caso solo l’12%, circa 1 tiro su 10, si è concretizzato in rete. In conclusione se si guarda limitatamente ai due gruppi di partite citati, con una lunghezza sostanzialmente uguale sul campo (circa 26 metri), gli azzurri hanno subito più reti quando hanno mantenuto il baricentro più alto, pur concedendo mediamente meno tiri a partita dall’interno della propria area; in questo caso la percentuale realizzativa degli avversari è stata molto migliore (29%), rispetto all’12% quando il baricentro si è mantenuto sotto i 54 metri. Ma per chi giudica solo il risultato e non le prestazioni, le mancate vittorie sono dovute a partite disputate male, e non come dicono le statistiche al fatto che gli avversari sono stati mediamente più bravi a concretizzare le minori occasioni avute.

Ampiezza mezza bellezza
Anche i dati sull’occupazione in larghezza del campo inducono importanti riflessioni: nelle 9 gare in cui il Napoli ha avuto un ampiezza sotto i 29 metri, ha vinto sempre tranne in occasione del pareggio ottenuto contro il Pescara fuori casa. Invece, nelle 8 partite sopra i 32 metri ha ottenuto 4 vittorie e 4 pari (i due con il Sassuolo, e quelli contro la Lazio e la Juventus). Il Napoli è stato più efficace in termini di risultato quando, anche sotto il profilo della larghezza, è stato più compatto sul terreno di gioco.

Possesso palla
Il possesso palla medio nelle 26 vittorie è stato del 61%, mentre nelle gare non vinte è stato addirittura superiore (63%). Il Napoli ha perso il secondo posto, e la possibilità di lottare per il titolo a causa dei tanti pareggi (4 in casa e 4 fuori). Spesso si è letto e sentito che il Napoli deve migliorare nell’approccio alle gare, e nel modo di affrontare le cosiddette “piccole”. Le statistiche dicono che nei 4 pareggi casalinghi il Napoli ha avuto in media il 68% di possesso palla, e un baricentro medio di 59,36 metri numeri evidenti di un netto dominio territoriale; addirittura di 63,98 metri in occasione del 1 a 1 contro il Palermo. Il dato che emerge nelle 8 gare pareggiate è, che se è vero che il baricentro in queste gare è stato di 57,92 metri, più alto dell’8% della media delle gare vinte (53,64 metri), la squadra è stata anche più lunga sul campo (+4%), rispettivamente 26,67 contro 25,72 metri; e più larga (+4%), rispettivamente 31,40 contro 30,16 metri. Il Napoli è riuscito ad essere più efficace quando è rimasto stretto e compatto. Un dato curioso, probabilmente indicativo di limiti nel fraseggio o nella capacità di inserimento negli spazi, soprattutto sulla catena di destra, riguarda il fatto che in sei di questi otto pareggi era titolare Allan in mediana, e Jorginho in 3 occasioni non era in campo (a Pescara, a Firenze, e con la Lazio in casa).

Tiri e concessioni
Il Napoli ha subito in tutto il campionato 39 reti, di cui ben 11 negli 8 pareggi (1,38 di media a partita), e 8 nelle 4 sconfitte (2 di media a partita), in pratica 19 gol subiti (49%) hanno influito sul risultato finale. Ciò significa che gli altri 20, il restante 50% circa, sono stati subiti nelle vittorie; di questi addirittura 13 (il 65%) nelle partite in cui il Napoli ha vinto con almeno 2 reti di scarto. Ciò equivale a dire che il 33% dei gol complessivi subiti dal Napoli è stato ininfluente ai fini del risultato finale. Quest’ultima statistica può in parte avvalorare la tesi degli errori individuali, e dei cali di concentrazione anche quando il risultato era acquisito, come parziale giustificazione di molti gol presi dai partenopei. Tante volte per effetto di errori individuali e non di reparto. E tante volte la “critica distruttiva” si è soffermata sui tanti gol subiti senza attuare un utile distinzione, che porta ad evidenziare come la metà dei gol subiti è stata inifluente.

Affidabilità stat virtus
Partendo dalla considerazione che i tiri subiti che sono scagliati da dentro l’area di rigore sono i più pericolosi, un altro elemento interessante è il rapporto tra i tiri e i gol subiti. Come detto, nelle vittorie il Napoli ha subito 20 reti e 157 tiri scagliati da dentro l’area di rigore; il che equivale a dire che il 13% di questi tiri è finito in fondo al sacco. Una percentuale davvero bassa, poco più di 1 su 10. Nelle gare pareggiate invece, i gol subiti sono stati 11 e i tiri 33, quindi il 33% dei tiri subiti è finito in rete. Nelle sconfitte invece, i gol subiti sono stati 8 e i tiri 24, in pratica la stessa percentuale delle gare pareggiate (33%). Il Napoli nelle partite non vinte è stato più sfortunato rispetto a quelle vinte, poiché gli avversari hanno avuto una percentuale realizzativa decisamente migliore. Infatti, nelle vittorie ha concesso in media 6 tiri a partita da dentro l’area; nei pareggi, invece il numero dei tiri medi concessi a partita è di 4 (-33% rispetto alle gare vinte); nelle sconfitte invece il numero medio di tiri concessi è stato pari a 6. Anche questa statistica mostra come alcuni pareggi siano stati tutto sommato immeritati, in considerazione alle occasioni concesse.

Mira perfettibile
Un elemento senz’altro migliorabile è la percentuale realizzativa delle conclusioni effettuate. Gli azzurri hanno effettuato 553 tiri complessivi, di cui 308 in porta, cioè il 56% dei tiri è finito nello specchio; il 30% di quelli finiti in porta è diventato gol, cioè un tiro su tre. Nel complesso, invece, solo il 17% dei tiri si è trasformato in rete, una statistica decisamente migliorabile. Spesso il Napoli ha dominato gli avversari costruendo tante palle gol, ma ha sprecato tanto come dimostra quest’ultima statistica, poco meno di 2 tiri su 10 sono andati a segno. Spesso il Napoli è apparso frenetico o troppo lezioso in fase conclusiva.

Conclusioni
Il Napoli nella prossima stagione dovrà iniziare come ha finito, cercando di correggere quelle imperfezioni nelle conclusioni effettuate, e avere più attenzione nelle occasioni lasciate agli avversari, sperando anche nella buona stella. Sul campo dovrà cercare di restare sempre corto e compatto, e concedere poche occasioni come avvenuto nella stagione appena conclusa. Gli errori individuali e i cali di concentrazione restano un tallone d’Achille, e solo attraverso tanto lavoro quotidiano sotto la sapiente guida di Sarri si potranno correggere le lacune evidenziate. Ci sarà bisogno che tutti mantengano sempre la concentrazione alta per tutti i novanta e più minuti. La strada tracciata dal mister Sarri è vincente, e per quelli che dicono che “il risultato è l’unica cosa che conta”, si deve rispondere che “le vittorie è più facile conseguirle se si gioca bene anzichè male.

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