Napoli-Fiorentina, il punto di Martino: il fatturato del lavoro

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di Vincenzo Martino

Nell’ultima gara di campionato al San Paolo di questa stagione, il Napoli ha battuto la Fiorentina (4-1) e ha raggiunto quota 83 punti in campionato, superando il precedente record (82) con una partita ancora da giocare.

Nessuna sorpresa
Sarri aveva dichiarato in conferenza stampa prima della partita, che la Fiorentina è una squadra che riesce a contrastare il possesso palla del Napoli. In effetti gli azzurri per la quarta volta in questo torneo non hanno avuto il predominio territoriale. Era già capitato con Juventus, Milan e Roma, tutte le volte fuori casa. Contro i viola il possesso palla è stato del 49%, mentre all’andata fu del 57%, in ogni caso inferiore alla media stagionale del 62%. Un dato che fa riflettere su come l’organizzazione tattica e tecnica della squadra di Paulo Sousa riesca a limitare il palleggio del Napoli.

Stretti al centro e larghi sulle corsie
La Fiorentina nel primo tempo, al di la dello schieramento iniziale, ha occupato il campo con alcune differenze tra la fase attiva e quella passiva.
In fase di possesso la Fiorentina si è disposta con un 3-4-3 con i due mediani molto stretti e vicini tra loro; Bernardeschi largo a destra, ma sulla linea dei centrocampisti; Olivera dalla difesa era costantemente a sostegno della mediana, anche lui molto largo; Cristoforo e Ilicic a supporto di Kalinic, ma molto vicini tra loro, quasi a formare una gabbia di quattro uomini con i due mediani attorno al play azzurro. In fase di non possesso invece, le posizioni erano riconducibili ad un 4-5-1: con Olivera schierato sulla linea difensiva; Bernardeschi sempre molto largo sulla corsia destra, e sempre sulla linea mediana; Cristoforo vicino ai due mediani Badelj e Vecino, sempre strettissimi tra loro; Ilicic leggermente più avanti dei due mediani.

Conseguenze e contromisure
I viola sono riusciti a restare corti (26 metri), ma molto larghi (38 metri). La stretta vicinanza dei due mediani e il lavoro in appoggio di Cristofaro e Ilicic ha come detto avuto l’effetto di ingabbiare Jorginho, che non è riuscito a produrre il suo solito palleggio. Solo 48 passaggi per l’italo-brasiliano a fronte di una media stagionale pari a 99 (circa il 50% in meno), anche se la precisione è stata comunque altissima pari al 98%. Una delle contromisure adottate da Sarri ha portato Hamsik a lavorare molto in appoggio al centrocampo, e in particolare di fianco a Jorginho, in una sorta di doppio play, per aiutare Jorginho preso nella gabbia in cui si è venuto a trovare.

Maglie larghe e filtranti
La mossa di Sousa di mantenere Bernardeschi molto largo e la “gabbia” centrale, ha sortito l’effetto di limitare il palleggio azzurro, attraverso i contrasti diretti, ma soprattutto grazie a quelli indiretti che hanno finito per oscurare la posizione di Jorginho, che in diverse circostanze è finito per trovarsi o troppo avanti o troppo dietro la linea di passaggio del proprio compagno, inducendo all’errore soprattutto il vicino Hamsik. Lo slovacco ha avuto infatti solo l’84% di precisione a fronte di una media dell’88, e con 4 palle perse.

Una partita a scacchi
Ghoulam sulla linea mediana a fronteggiare Bernardeschi in alto; Callejon molto vicino a Mertens per non lasciarlo isolato nella morsa dei centrali avversari; i movimenti in appoggio del belga per ricevere palla sulla trequarti e puntare nell’uno contro uno e frontalmente la difesa viola; la ricerca più rapida e frequente delle verticalizzazioni sfruttando le maglie ampie dei viola, 38 metri contro i 31 metri del Napoli, sono state alcune delle contromosse utilizzate da Sarri. Meno ricerca dell’orizzontale e maggiore verticale, meno ampiezza e più compattezza.

Analogie? Solo impressione
In occasione del secondo gol del Napoli, è decisiva la transizione negativa praticata: in fase di uscita Cristoforo riceve palla spalle alla parta sulla propria trequarti; la linea difensiva azzurra è molto alta, e sulla verticale offensiva del calciatore viola non c’è nessun avversario; Albiol, che riceve la copertura di un bravissimo Jorginho, va in pressione alta e costringe l’avversario ad andare in zona Zielinski; nel 2 contro 1 il polacco riconquista la palla e trasforma la transizione da negativa in positiva. Chapeau. Una cosa molto simile si è vista nel secondo tempo: in questo caso è Koulibaly che va in pressione alta su Bernardeschi, che però è lesto ad evitare l’avversario e lanciare Babacar tutto solo verso la porta. Queste due occasioni sono apparentemente simili: la linea difensiva è molto alta in entrambi i casi, e i centrali escono in pressione a palla scoperta, anziché togliere profondità. La differenza tra il primo caso (Albiol) e il secondo (Koulibaly) sta sia nella presenza di un altro uomo avversario sulla verticale tra la palla e la linea difensiva, sia nella copertura preventiva del centrocampista: nel primo caso Jorginho andando in copertura preventiva riesce ad oscurare anche la linea di passaggio di Cristofaro; sia sul fatto che nel primo caso si tratta di pressing organizzato, nel secondo di pressione isolata. L’uscita di Albiol è a basso rischio, quella di Koulibaly è a rischio altissimo come si è visto dallo sviluppo dell’azione, ed è un errore.

Conclusioni
Il gol preso dagli azzurri evidenzia un punto debole di questa squadra: la palla arretrata messa in mezzo proveniente dall’esterno. La difesa troppo schiacciata e la seconda linea poco reattiva ad aggredire il pallone o ad oscurare gli avversari. Su questa situazione gli azzurri devono migliorare. Tuttavia la sensazione che trasmette il Napoli a chi lo guarda è che i calciatori si divertono tanto a fare quello che fanno in campo. La compattezza e l’unione tra loro, l’autostima acquisita, i movimenti in campo, sono frutto del lavoro quotidiano, tanto lavoro, e tante idee di chi guida questo gruppo. Al fatturato inteso come crescita dei ricavi, i calciatori azzurri e Sarri rispondono con il fatturato del lavoro e delle idee, dove i ricavi sono il bel gioco e gli automatismi, e i costi sono il lavoro e i sacrifici in allenamento. Questo tipo di fatturato non ha limiti e non soffre delle limitazioni imposte dal Financial Fair Play. E’ una ricetta tutto sommato facile, ma elogiare il tecnico, la squadra e la società, per alcuni è complicato, meglio soffermarsi su qualche frase detta in conferenza stampa. Questo gruppo merita di entrare nella storia, e deve incrementare del 10% il bottino punti per raggiungere la quota scudetto. Questo è l’ulteriore step che coinvolge anche la società.

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