A Torino la giostra che non basta

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A Torino la giostra che non basta, di Vincenzo Martino

Il Napoli sbanca Torino (0-5) grazie ad una prova superlativa, ma che non basta per raggiungere il secondo posto.

One team show
Nel calcio quello che conta è il risultato, il raggiungimento dell’obiettivo, quello arricchisce il club e alimenta la bacheca. Tuttavia, un obiettivo si può raggiungere in tanti modi. Il Napoli di Sarri ha scelto la strada del gioco, dello spettacolo in campo; magari non si è ancora arricchita la bacheca, ma la strada per farlo è ottima. Questione di tempo e fortuna. Si sente spesso che con il bel gioco non sempre si vince, o che il Napoli è bello ma perdente. La verità è che a vincere alla fine è soltatanto uno solo al di là dello show.

Ma davvero sono trasferte?
Il Napoli contro il Torino ha ottenuto l’ennesima vittoria in trasferta di questo campionato, la numero 12, che lo consacra migliore squadra del torneo lontano da casa con 40 punti in 18 gare. A Torino gli azzurri hanno scelto il centrocampo con Allan, Jorginho e Hamsik, quello schierato quando si immagina di fare un possesso palla elevato, un giro palla veloce e il pressing alto. Quello delle transizioni fulminee, con le palle recuperate di Jorginho (4) e Allan (3), quello dei contrasti indiretti soprattutto di Jorginho.

Contrastare indirettamente
Osservando Jorginho si capisce che il pressing non è solo contatto fisico. Nella gara contro i granata, quando il loro interno di centrocampo riceveva palla dalla sua difesa, principalmente Benassi, immediatamente era pressato dall’esterno azzurro di parte (Insigne), o dalla mezzala (Hamsik), allo stesso tempo Jorginho si alzava verticalmente in una zona libera della mediana; un movimento che poteva apparire incomprensibile, ma la sua uscita sistematica aveva lo scopo di oscurare lo scarico all’interno di centrocampo opposto (contrasto indiretto); costringendo il portatore di palla ad una giocata forzata, o a tornare indietro. Infatti, Benassi ha avuto il 64% di precisione nei passaggi, poi sostituito al 53′ da Gustafson che avuto una precisione di poco superiore (74%).

Allargare per stringere
Contro il centrocampo a due del Torino, il Napoli ha puntato sull’ampiezza campo (34,5 metri), per poi stringere con gli inserimenti offensivi dall’esterno (33% a destra, e 43% a sinistra); contro il Cagliari, ad esempio, l’ampiezza campo fu di soli 30 metri, e gli attacchi furono per il 78% centrali e solo 22% sulle fasce. In pratica equivale a dire che il gioco di Sarri, si adatta anche in relazione agli avversari. Il 4-3-3 resta il modulo base, ma i movimenti, le interpretazioni degli attori in campo rendono lo schema tattico più variabile di quanto si pensi. Callejon si è reso autore di una gara ottima anche sul piano del fraseggio; lo spagnolo ha avuto il 98% di precisione nei passaggi, rendendo la catena di destra una macchina quasi perfetta. Contro il Torino Callejon ha spesso tagliato dall’esterno verso il centro, come capitato in occasione del gol, e almeno in un altro paio di occasioni pericolose. I suoi movimenti con Mertens sono collaudati. Quando la palla è sul lato mancino e sta per partire il cross, se lo spagnolo è in area, allora Mertens attacca il primo palo, e Callejon il secondo (evidente in occasione del secondo gol dello spagnolo); in caso contrario è spesso il belga che si allarga sul secondo favorendo l’inserimento a rimorchio di Hamsik o Insigne sullo spazio da lui lasciato libero. Allo stesso tempo gli scambi di posizione tra Insigne e Mertens sono frequenti e perfettamente sincronizzati.

C’è possesso e possesso
Al di là di quello che può far pensare il risultato finale, gli azzurri non hanno schiacciato il Torino costantemente come fatto ad esempio con il Cagliari nella partita precedente. Infatti il possesso palla è stato “solo” del 54%, di cui il 44% del tempo trascorso nella metà campo avversaria. I granata sono riusciti, invece ad avere il 60% del loro possesso palla nella metà campo del Napoli grazie ai numerosi lanci lunghi (15 contro 8 del Napoli) indirizzati verso Belotti, e come testimonaiano le 20 palle recuperate dal duo di destra Hysaj (9) e Koulibaly (11). Gli azzurri hanno messo assieme 685 passaggi, (+10% rispetto alla media stagionale) e con una affidabilità altissima (90%), sono stati sbagliati solo 68 passaggi! Quello che si è visto è stata la maggiore velocità di andare verso la porta: 15 tiri di cui 12 da dentro l’area di rigore.

Doppio regista e doppio incontrista
In fase di costruzione frequentemente Hamsik si è abbassato sulla linea di Jorginho in una sorta di doppio play con movimenti a pendolo, mentre in fase di non possesso è stato spesso Allan sulla linea di Jorginho in una sorta di 4-2-3-1. Il pressing del Napoli è quasi una macchina perfetta, e lo si è visto in occasione del gol di Insigne: Allan a sostego (da sotto la linea della palla) e Callejon in appoggio (da sopra la linea della palla) aggrediscono simultaneamente il portatore e innescano la transizione; Mertens va a ricevere palla nello spazio creato dal movimento in appoggio (a tornare indietro) di Callejon che ha attirato l’esterno di parte; e Insigne che attacca lo spazio centrale lasciato libero da Mertens. Una macchina perfetta. E’ giusto arricchirsi.

Conclusioni
Una Napoli formato all-star ha illuminato Torino con un calcio scintillante. La società ha allestito una rosa di valore, e Sarri ha costruito un motore perfetto, dove ogni ingranaggio è parte del tutto. Un branco di pesci che si muove, reagisce all’unisono al movimento di ogni suo componente. Una meraviglia per gli esteti, una goduria per i tifosi. Il Napoli dei record, dei muri infranti rischia però di non raggiungere il secondo posto. La Roma battendo la Juventus ha ripreso in mano le redini del suo destino, e le ultime due gare sono abbordabili. Se nel calcio esistesse la meritocrazia, allora gli azzurri sarebbero saldamente almeno secondi, ma era ipotizzabile che i calciatori della Juventus, con due finali da giocare ed uno scudetto ormai acquisito, facessero una sorta di “turnover mentale”, inconscio. È l’incoscio che non ti fa dare tutto, sono le motivazioni che ti danno la ferocia, e i bianconeri contro la Roma non sono sembrati loro. Questione di stimoli, di distrazioni, di finali da giocare. Al Napoli va comunque chiesto di lottare finchè c’è speranza, e di concentrarsi sui suoi errori come i cali di concentrazione e i punti persi contro le piccole. Meglio pensare a come e dove poter migliorare, piuttosto che guardare agli altri. Tuttavia, ora come ora, l’ipotesi preliminari è molto concreta.

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Redazione

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