Empoli-Napoli, il punto di Martino: Tra timori e pressioni, duplice effetto, Hamsik come antidoto

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di Vincenzo Martino

Il Napoli ha dominato la gara con l’ Empoli (2-3), l’ha prima vinta, ma ha poi sofferto, rischiando di pareggiarla. Sulla carta era una gara senza storia, ma le gare vanno giocate e soprattutto vanno vinte.

Tra timori e pressioni
Il pareggio dell’Inter contro il Torino imponeva al Napoli di mettere a segno il break-point e mettersi a più otto sulla corazzata milanese. Allo stesso tempo, era fondamentale scavalcare seppur provvisoriamente la Roma e mettere pressione ai capitolini in vista del match serale con il Sassuolo. In genere, gli azzurri soffrono questo tipo di pressioni, invece, contro i toscani la squadra di Sarri è stata padrona della gara per circa un’ora, salvo poi rischiare di mettere tutto in discussione negli ultimi dieci minuti.

A proposito di tattica
Anche se hanno dominato il primo tempo in termini di risultato parziale (0-3), gli azzurri non sono stati nel fraseggio fluidi come sempre. La scelta di puntare sul centrocampo della passata stagione, con Allan, Jorginho e Hamsik, lasciava immaginare che gli azzurri volessero aggredire alto l’Empoli, e allo stesso tempo costruire dal basso. È stata, invece, molto efficace la mossa di Martusciello, l’allenatore dei toscani, di piazzare El Kaddouri in marcatura fissa su Jorginho. Questa scelta ha avuto l’effetto di limitare il triangolo difensivo azzurro: solo 194 passaggi, basti pensare che con il Crotone furono 393, quasi il doppio. Con Jorginho marcato, Albiol è stato spesso costretto ad alzare il coefficiente di difficoltà dei sui passaggi, costringendolo a ricorrere anche al lancio lungo, ben 22 volte, di cui solo 6 andate a segno (27%). La sua precisione complessiva, è scesa al 66%, contro una media stagionale dell’86%. Al contrario, Chiriches ha avuto un’affidabilità molto alta (90,5%), e i suoi passaggi lunghi sono stati solo 6, di cui 5 andati a buon fine (83%). I numeri ci aiutano a capire che nella costruzione della manovra dal basso, Chiriches si appoggiava ad Albiol, quindi con passaggi a basso rischio, mentre era lo spagnolo a doversi assumere maggiori responsabilità, rischiando la giocata del lancio lungo quando, come è spesso capitato non aveva la traiettoria pulita su Jorginho, asfissiato dall’ex di turno El Kaddouri.

Duplice effetto
Se da un lato la marcatura di El Kaddouri su Jorginho, ha limitato l’italo-brasiliano nella costruzione della manovra, allo stesso tempo lo ha costretto a restare basso per non concedere campo al trequartista marocchino. Quando l’ Empoli aveva palla. In questo modo il Napoli non è riuscito a mettere in atto la solita pressione alta, costante ed efficace, e il play dell’ Empoli (Dioussè), ne ha tratto maggiore giovamento, riuscendo ad essere molto pulito e preciso nelle giocate (86% di affidabilità).

Un’ora di metodo
Il primo tempo dei partenopei è stato molto efficace. Il divario tecnico era evidente, e seppur senza la solita continuità, sono bastate alcune accellerate dei partenopei per indirizzare a loro favore la partita. In ogni caso, il dominio sui toscani è stato netto come testimonia il dato sul possesso palla (67%) e i tiri (7 contro 4). Nel secondo tempo, invece, la tendenza ha subito una drastica riduzione per ciò che concerne il possesso palla (57%); mentre si è addirittura invertita per i quanto riguarda i tiri (4 contro 7).
Come ha ammesso lo stesso Sarri, il Napoli ha incominciato ad incontrare maggiori difficoltà quando è uscito Jorginho in luogo di Diawara. Con Jorginho il Napoli riesce quasi sempre a restare più stretto e compatto, mentre con il giovane guineano, c’è la tendenza della squadra ad allungarsi. Jorginho è più funzionale del compagno a dettare i tempi del pressing, e cosa fondamentale a contrastare indirettamente gli avversari. In pratica, pur non cercando il contatto fisico, oscura le linee di passaggio degli avversari, facilitando la pressione dei suoi compagni sul portatore di palla avversario, quest’ultimo non avendo scarichi liberi, ha maggiore difficoltà nella giocata, finendo spesso per perdere il possesso palla. In questo modo, con un pressing organizzato, i partenopei recuperano palla velocemente, senza doversi abbassare troppo, permettendo alla linea difensiva di restare alta, e non schiacciata nella propria area. Un’altra importante differenza tra i due, sta nella capacità di Jorginho rispetto a Diawara di aver maggiore attitudine alla gestione delle fasi di una gara. Riesce a dettare i tempi e i ritmi, sapendo quando è il momento di accellerare o di tornare indietro per allentare la pressione, oltre ad essere molto sagace nel gestire le transizioni. Anche se non ha la giocata appariscente, rispetto al compagno è più metodista, il che lo porta a farsi preferire in alcune partite.

Sincerità
Raramente si sente un allenatore ammettere un proprio errore come ha fatto Sarri con tanta schiettezza, parlando del cambio tra Diawara e Jorginho. Forse ha sbagliato, forse no, di sicuro c’è, che poco prima del cambio, El Kaddouri è riuscito ad andare via a Jorginho pericolosamente, il quale non ha potuto spendere il giallo per fallo tecnico perché già ammonito. Forse questo elemento, unito alla brillantezza di El Kaddouri, hanno indotto Sarri a non correre rischi, richiamando in panchina l’italo-brasiliano. Una scelta che si è rivelata probabilmente errata. Ma se Jorginho fosse rimasto in campo e avesse rimediato il secondo giallo cosa si sarebbe detto? Insomma, per chi sta seduto sulla riva del fiume è sempre tutto più facile. Di certo gli azzurri hanno sofferto il ritmo finale dei padroni di casa, e Diawara non è riuscito a fare lo stesso lavoro del compagno, soprattutto nella gestione della palla, e nei contrasti indiretti, non aiutando la linea difensiva a restare alta.

Hamsik come antidoto
Per esperienza e tecnica, i finali di alcune gare potrebbero essere gestiti dallo slovacco in cabina di regia? Spesso gli azzurri soffrono nella seconda parte dei secondi tempi, e spesso ciò avviene quando Jorginho non ne ha più fisicamente perchè stremato, o quando è sostituito da Diawara, che a sua volta sembra più in difficoltà quando entra a gara in corso, rispetto a quando parte dall’inizio. Forse in alcune circostanze potrebbe essere utile portare Hamsik vertice basso, e inserire in luogo di Jorginho uno tra Rog e Zielinski, dotati di maggiore corsa. Hamsik ha la qualità per gestire il pallone e le transizioni, sapendo quando è il momento di gestire o attaccare, ripartire o tornare indietro.

Dichiarazioni da leader
L’arrabbiatura di Hamsik a fine gara per come è stato gestito il match, testimoniano la crescita e la leadership dello slovacco. La gara di ieri sembrava un film già visto, l’ennesimo di questa stagione. Grande prestazione, ma delusione finale. I giovani calciatori azzurri devono mantenere la concentrazione sempre elevata, la testa sempre nel match, senza mai abbassare la guardia, altrimenti non si sarà mai pronti per lo scudetto. Su questo aspetto c’è da lavorare, magari si potrebbe migliorare velocemente con l’innesto di calciatori più esperti, un mix tra gioventù e saggezza. Resta il fatto che questi cali finali non possono essere permessi a chi ha ambizioni di alta, anzi altissima classifica.

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