Roma-Napoli, il punto di Martino: pragmatismo, pressing e gestione le pecurialità di Sarri

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 di Vincenzo Martino

Pragmatismo contro integralismo
Spalletti, l’allenatore della Roma, per questa gara ha cambiato l’assetto tattico della sua squadra, schierandosi con i quattro difensori, e i due mediani davanti alla difesa; finendo spesso per diventare tre, poiché Jorginho ha costretto Nainggolan ad abbassarsi sulla linea dei centrocampisti. La scelta dei quattro difensori centrali puri, bloccati, va ricercata probabilmente nella volontà di tenere sotto controllo Insigne da un lato, e Callejon dall’altro; ma ha finito col non permettere alla sua squadra di salire con continuità, ma piuttosto di restare lunga sul campo. Sarri, dal canto suo, ha mantenuto il suo stile di gioco, il suo credo, non cambiando pelle, ma solo alcuni uomini, capace di “interpretare” al meglio il compito tattico preparato per vincere la gara. Una delle mosse vincenti del tecnico del Napoli, è stata quella di puntare su Jorginho. L’italo-brasiliano è riuscito a dirigere le operazioni in mediana; non si è fatto schiacciare da Nainggolan, che attraverso i suoi movimenti avrebbe potuto costringerlo ad abbassarsi pericolosamente, o finire fuori posizione. Anzi, è stato proprio Jorginho a costringere il belga a tornare sulla sua linea mediana tra Strootman e De Rossi. L’italo-brasiliano ha dettato i tempi del pressing, con uscite sistematiche in pressione. Il pressing azzurro è stato sempre molto ordinato e sincronizzato. A metà del primo tempo, in un azione di Perotti, il Napoli ha pressato con stile rugbystico. Nello specifico, Perotti ha portato palla attraversando il campo in orizzontale, e con un sincronismo perfetto è andato in pressione prima Jorginho, che come un elastico, come una molla, è ritornato subito nella sua zona una volta superato da Perotti, il quale eluso Jorginho, è entrato in quella di competenza di Rog; qui alla stessa maniera del compagno, il croato ha fatto l’identico movimento. Senza perdere posizioni, o farsi ingolosire dalla voglia di inseguire l’avversario a tutti i costi, senza concedere campo e profondità. Inoltre, Jorginho ha comandato il fraseggio in mediana. Nei suoi 66 minuti, ha completato 49 passaggi con il 92% di precisione. È stato quasi infallibile. Basti pensare che giocatori del calibro di Strootman e Nainggolan hanno avuto solo il 74% di affidabilità. Scacco matto di Sarri.

Pressing offensivo e attesa
Una delle chiavi di volta della gara, soprattutto dell’ottimo primo tempo degli azzurri, è stata nel tipo di pressing scelto da Sarri, e messo in pratica dai suoi ragazzi.
In questa stagione spesso gli azzurri hanno praticato il pressing ultra offensivo con gli attaccanti, e con il sostegno delle mezze ali di parte, che uscivano anche loro in pressione. Ovviamente questa strategia ha lo svantaggio che se l’avversario riesce ad eludere la pressione, la difesa si trova scoperta e deve scappare in profondità allungando la squadra. Contro i giallorossi c’è stata una variante, poi risultata una delle mosse decisive ai fini del risultato. Il pressing dei partenopei era svolto solo dagli attaccanti sui difensori romanisti, senza sostegno delle mezze ali che restavano in attesa, per aggredire i loro mediani. Sarri ha sfruttato la debolezza del giro palla difensivo giallorosso, senza rischiare di farsi prendere alle spalle in mediana, ma oscurando le linee di passaggio su Strootman e De Rossi (contrasti indiretti). Ciò ha permesso alla linea difensiva azzurra di restare coperta, e quindi molto alta. Non trovando sbocchi, i difensori della Roma hanno dovuto ricorrere al lancio lungo, rifugiandosi spesso sul proprio portiere (24 lanci). Juan Jesus, frequentemente stretto sulla fascia da Callejon, ha effettuato ben 20 lanci lunghi, e solo 7 riusciti (35%), e molto impreciso in generale, con solo il 67% di affidabilità nei passaggi.
In questo modo gli azzurri hanno recuperato velocemente palla e comandato le operazioni.

Esterni e sacrificio
Il Napoli nel primo tempo è stato molto attento in copertura. I due esterni difensivi sono rimasti spesso bassi, e grazie agli appoggi di quelli offensivi (Insigne e Callejon) hanno concesso pochissimo, e aiutato tutta la squadra a restare cortissima. Perotti non ha quasi mai trovato sbocchi contro Ghoulam e Insigne. Infatti, nella seconda frazione di gara, Spalletti ha spostato l’argentino sul lato di Hysaj, ma è stato solo nel finale di gara, che complice alcuni rientri in ritardo di Callejon, gli azzurri hanno sofferto sulla loro corsia destra.

Non solo integralismo
Il Napoli visto con la Roma è stato molto più pratico del solito. Gli azzurri finora hanno sempre giocato la palla, sin dalle retrovie, e quasi mai sono ricorsi al lancio lungo, neanche sotto pressione. Proprio all’andata contro i giallorossi, fu una palla persa in uscita, da parte di Koulibaly, a spianare la strada della vittoria per gli ospiti. Questa volta Sarri ha fatto un piccolo, ma fondamentale accorgimento, che rappresenta però un cambio radicale, soprattutto agli occhi di chi lo ritiene un integralista. Gli azzurri sono ricorsi spesso al lancio lungo con i due centrali difensivi e il portiere, rinunciando di fatto, al fraseggio difensivo sistematico, praticato finora anche quando questo risultava ad alto coefficiente di pericolosità. Spesso gli azzurri si sono appoggiati a Reina, che ha lanciato lungo senza iniziare la costruzione della manovra. I suoi lanci riusciti sono stati solo 9 su 28 tentativi, cioè solo il 32% di precisione. Poco, per uno che viene spesso elogiato per avere piedi da centrocampista, ma che testimoniano, invece, l’intenzione di pulire l’area di rigore. Anche la bassa precisione di Albiol, 13 lanci lunghi di cui 4 riusciti (il 30%), e Koulibaly, 10 fatti e 7 riusciti, sono la dimostrazione di alcuni cambiamenti del mister. Infatti, il Napoli ricorrendo a questa soluzione, ha rinunciato al possesso palla sistematico, che alla fine è stato solo del 45%. Meno fronzoli e più praticità soprattutto nei momenti difficili, dove occorreva spazzare. Inoltre, va rimarcata la prova dei due centrali, davvero superlativa. Koulibaly è stato perfetto nelle chiusure, e Albiol sempre lucido nel comandare la linea.

Tra gestione e inesperienza
Uno degli appunti che si possono muovere alla gara degli azzurri, è stata la voglia di trovare il terzo gol, non riuscendoci, ed esponendosi addirittura ad alcuni contropiedi giallorossi. Nel corso del secondo tempo, il Napoli non ha rinunciato ad attaccare, non ha rinunciato alla voglia di fare ancora gol, probabilmente peccando di inesperienza. Forse una squadra matura, più esperta, avrebbe messo in ghiaccio la gara, rallentando i ritmi, e facendo possesso palla in zone basse. Invece, i continui capovolgimenti di fronte, hanno mantenuto vivo il risultato di una partita, che sotto il profilo del gioco non doveva, e non poteva essere in discussione. La crescita, la maturazione di una squadra, che ha chiuso la gara con Diawara (’97), Zielinski (’94) e Rog (’95), passa anche per la sofferenza finale.
Il conto corrente della fiducia
La fiducia in qualcuno può essere paragonata ad un conto corrente. Ieri Reina con i suoi salvataggi, le sue parate, la sua continua presenza nel match, ha effettuato un grosso versamento sul suo conto corrente, consolidando in attivo il suo saldo della fiducia. Il portierone azzurro ha fatto vedere tutte le sue qualità, compresa la capacità di leggere le azioni difensive restando alto, e diventando quasi il “libero” vecchia maniera di una difesa a tre, completata oltre che da lui, da Albiol e Koulibaly. L’utilità del portiere spagnolo, la si può confrontare con la cattiva lettura difensiva del suo dirimpettaio Szczesny, rimasto troppo basso, troppo lontano dalla linea della sua difesa, in occasione della prima rete di Mertens. Infine, il gesto tecnico finale, con deviazione della palla sulla traversa, reagendo di istinto, in contro tempo, è da copertina, da top player.

I giudizi di pancia
E’ mancato poco che ritornassero i soliti giudizi affrettati basati solo sul risultato, e non sulle prestazioni. Se il Napoli avesse perso, probabilmente si sarebbe gridato alla crisi, dimenticando che a parte la brutta sconfitta contro l’Atalanta, gli azzurri avevano perso contro Real Madrid al Santiago Bernabeu, e nel fortino della Juventus tra le polemiche arbitrali.
Va dato atto a Sarri di aver gestito perfettamente l’inserimento di Rog nel collaudato e difficile impianto tattico del Napoli. Rog, al di là della grande prestazione, è apparso totalmente sincronizzato con i suoi compagni. Come un branco di pesci, dove tutti reagiscono all’unisono alla reazione del compagno vicino.

Conclusioni
La vittoria degli azzurri riapre i giochi per il secondo posto, e tiene vivo l’interesse per un campionato dove la Juventus sta dominando. La Roma dal canto suo ha sprecato un importante set point, probabilmente ancora vittima delle scorie negative per la sconfitta nel derby di coppa Italia. Sarri, ha vinto contro Spalletti senza cambiare modulo, ma solo con interpreti diversi, e significativi accorgimenti tattici. Per gli azzurri la corsa al secondo posto resta difficile, ma ancora aperta, e almeno adesso con il morale alto.

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