Juventus-Napoli, il punto di Martino: cambio look, tra integralismo o idee vincenti e alla fine arriva Rog

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di Vincenzo Martino

Cambio look
Le grandi squadre, si sa, sono quelle che affrontano gli avversari con il rispetto dovuto, ma senza soggezione o condizionamenti.
Zidane con il Real Madrid, Luis Enrique con il Barca, Pep Guardiola con il City, Carlo Ancellotti con il Bayern, Simeone con l’Atletico Madrid, Wenger con l’Arsenal, mai avrebbero cambiato pelle, modulo per affrontare una rivale, per giunta nel proprio fortino.
Allegri, invece, lo ha fatto. Finora aveva schierato il 4-2-3-1 ultra offensivo con Khedira e Pjanic in mediana, ricevendo tanti elogi per il suo calcio propositivo ed europeo, ma contro gli azzurri ha rivisto le sue idee, ritornando al più difensivo e collaudato 5-3-2.
Indirettamente questa mossa rappresenta un grande attestato di stima verso Sarri, e il gioco espresso dal Napoli. Un grande allenatore può essere pragmatico, adattare e rivedere le sue idee, per carità, e Allegri è un vincente in Italia, ma una squadra che ambisce a vincere la champions deve avere un’identità tattica ben precisa, una sicurezza, un credo che prescinde dagli avversari.

Tra integralismo o idee vincenti
Si dirà che Sarri è integralista, che non cambia pelle, che Allegri invece si adatta.
Sarri è meno evidente nei suoi cambiamenti. Ritiene vincente la sua idea, perchè dovrebbe cambiarla allora?
Forse sa che una squadra giovane ed inesperta come il Napoli, potrebbe percepire negativamente un cambio modulo. Probabilmente sa che mettersi a cinque dietro, o a quattro in mediana, finirebbe per essere interpretato dai suoi ragazzi in maniera negativa. Un messaggio male interpretato anche a livello inconscio. Anche se ieri, ad un certo punto del secondo tempo è passato al doppio mediano e alle tre mezze punte dietro il terminale offensivo.

A testa alta
Il primo tempo il Napoli ha giocato alla sua maniera. Giro palla difensivo, fraseggi, triangolazioni, possesso palla, giocate di prima come il tacco di Milik in occasione del gol.
Quanto è mancato il polacco in questa stagione.
Il passaggio di Insigne a scavalcare la linea difensiva bianconera per il solito taglio di Callejon, che ha messo in evidenza i limiti di chi si difende con i tre centrali, che stringono al centro, e manca la diagonale dell’esterno.
Possesso palla del 53%, e 85% di precisione nei passaggi; ottima occupazione degli spazi. Tenendo bene a mente che gli azzurri erano in casa dei dominatori assoluti degli ultimi campionati italiani, compreso quello attuale.
La linea difensiva è rimasta sempre molto alta, grazie alla pressing offensivo praticato dal resto della squadra, il ché ha quasi sempre vanificato il lancio lungo di Bonucci verso la punta.
Gli azzurri hanno giocato molto centralmente, sfruttando l’elastico fatto da Milik, e gli inserimenti delle mezze ali. Davvero un bel Napoli.

E alla fine arriva Rog
Finalmente il croato dal primo minuto. E si capisce perchè Sarri è un maestro, un perfezionista. Rog era perfettamente integrato nei meccanismi, sembrava un veterano. Inserimenti, passaggi corti, coperture preventive. Perfettamente a suo agio.
Mi ha ben impressionato per la sua tenacia, la caparbietà, la forza nelle gambe, la tecnica nello stretto, la sfacciataggine di andare al tiro. Il croato ha personalità.

Ci può stare
Benitez qualche anno fa, dopo un Napoli-Juventus, disse che perdere contro la Juventus per una decisione arbitrale dubbia, ci poteva stare. In effetti, ci può stare.
Mi sorprendo sempre quando dopo una decisione arbitrale dubbia, vedo protestare tutta o quasi tutta la squadra che ha subito il presunto torto. Rispetto alla protesta singola, tanto sincronismo lo interpreto sempre come sintomo che qualcosa di strano sia successo, e chi è sul campo lo percepisce.
Il secondo tempo ha raccontato un altro match rispetto al primo. Allegri è tornato alla difesa a quattro e all’ampiezza, sfruttando un limite evidente del terzino destro del Napoli: quello di stringere troppo verso il centro; limite già emerso nella prima frazione di gara.
Mandzukic e Asamoah hanno scavato solchi su quella fascia, e l’inserimento di Cuadrado dal lato opposto, ha costretto Strinic e Insigne a restare molto bassi.
Sarri non ha cambiato modulo, non è nelle sue idee, ha risposto con movimenti diversi. Ha abbassato Rog in copertura, e chiesto maggiore sacrificio a Diawara. Non a caso nel secondo tempo il croato si è visto molto meno in fase attiva.
Allegri ha giocato su Sarri, Sarri ha mantenuto la sua identità.

I giudizi di pancia
L’azione del secondo rigore di Dybala è stato un tuffo nel passato, un tuffo tra i ricordi.
Era il 1998, era Juventus-Inter arbitrata da Ceccarini. Partita memorabile. Dal possibile rigore non fischiato per l’Inter, causa fallo di Iuliano su Ronaldo, si passò al rigore accordato alla Juventus.
È stato un flash. Stessa velocità, dinamica simile, bello scavare nei ricordi.
Come detto, Allegri ha cambiato pelle alla sua Juve nella seconda frazione, in maniera evidente, ma gli azzurri non hanno corso seri rischi, non hanno sofferto in maniera cosi evidente, anzi il possesso palla è stato a favore del Napoli (55%), e i tiri verso la porta sono stati 7 contro 4 a favore della Juventus, non molta differenza, considerando che due sono i rigori.
Piuttosto il Napoli ha commesso le solite ingenuità, come la palla persa da Maggio che ha prodotto il fallo laterale, con contestuale calo di concentrazione, che ha generato il primo rigore; l’uscita a vuoto di Reina sul calcio d’angolo, che ha portato al secondo gol dei bianconeri; e il posizionamento 2 contro 2 sul corner battuto dagli azzurri in occasione del secondo rigore.
Peccati di inesperienza, e errori cronici, come quelli di prendere spesso gol a difesa piazzata.

Marcatura a zona
Su questo aspetto c’è da migliorare.
Il Napoli sui calci piazzati difende a zona.
Preferisce questa marcatura a dispetto di quella ad uomo. È una scelta. Anche la marcatura ad uomo presenta dei limiti facilmente agirabili con “i blocchi”.
Con la marcatura a zona il rischio è di guardare solo la palla perdendo il contatto visivo e fisico con l’avversario, che arriva lanciato con i difensori immobili e inermi spettatori.
Va mantenuto costantemente il contatto fisico dell’avversario e visivo del pallone.
Tutto è perfettibile.
La qualificazione non è ancora scritta, e
Il team di Sarri ha le carte in regola per mettere in difficoltà i “camaleontici” bianconeri.

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