Tra i rifiuti e il degrado, scoperta l’opera di Žilda che colora la chiesa della Scorziata – FOTO

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Particolare dell'installazione di Zilda
Particolare dell’installazione di Zilda

NAPOLI – Scoperta l’ultima installazione di Žilda  all’interno del Tempio della Scorziata. Il luogo di culto religioso chiuso da oltre trent’anni, è annesso ad un ex-ritiro per fanciulle fondato nel tardo Cinquecento in vico Cinquesanti, e affaccia in piena piazza San Gaetano accanto alla più nota basilica di San Paolo Maggiore. Sfidando pietre e calcinacci pericolanti, il giovane street artist francese ha incollato il suo poster nella cornice dell’altare maggiore, vuota ormai dal 1993, e l’ha chiamata “Meditazioni”.

 

INTERVISTA ALL’ARTISTA – Quando Hayez ritrasse la fanciulla tenebrosa che medita sull’Italia logorata dai moti del 1848 (titolandola “Meditazione sulla storia d’Italia”, ndr) si ispirò a versi del Purgatorio di Dante che denunciavano un’ “Italia come prostituta”. «Ho pensato e non so perché a questa donna strana e al suo sguardo un po’ torbido che ti attraversa. Tutto è iniziato immaginando questo sguardo attraversare il tempio in rovina – così spiega Žilda la scelta del suo lavoro – Inoltre, il posto permette di moltiplicare le letture e i significati dell’opera: non solo gli avvenimenti nazionali, ma anche lo stato di abbandono e di saccheggio della chiesa raddoppiano l’umiliazione e la malinconia del personaggio di Hayez. Ogni luogo permette all’immaginario di andare sempre oltre e questa chiesa è sicuramente il più suggestivo nel quale abbia mai lavorato». Volto mascherato da Pulcinella e felpona personalizzata, Žilda ama lavorare a Napoli per i suoi «luoghi adrenalinici nei quali bisogna evitare polizia, monaci, custodi, etc e la presenza umana è sempre massima. L’entrata della Scorziata è abbastanza complicata e l’uscita non è stata più facile, dato che la gente voleva chiamare la polizia…». Studia le sue location, medita su cosa esse gli ispirano e poi l’incursione: «Sono entrato in questa chiesa nel 2012 per fare sopralluoghi. Quando ti trovi in mezzo a cinque secoli di storia in rovina è per forza sconvolgente… Non avevo mai incontrato un luogo che ti fa sentire a tal punto le sue ferite, il suo dolore muto, la sua malinconia… Inconsciamente ho pensato alla famosa “Meditazione” di Francesco Hayez. Coscientemente, mi sono giurato di tornare per installarla – e tiene a precisare – Non sono per niente legato a quel quadretto trovato appeso al cancello della chiesa. Inoltre le voci di “collettivo” sono pura affabulazione: sono stato solo io a entrare, con il mio amico fotografo». E forse è questo il segreto di quel dialogo tra le sue forme e il contesto urbano che sceglie per raccontare storie: «Non sono un “artista a messaggi”. Ciò che mi interessa è di parlare all’immaginario. Ho sempre preferito il linguaggio dell’emozione estetica ai messaggi».

 

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Le macerie della chiesa della Scorziata

NAPOLI OLTRE IL DEGRADO – Lo scenario di degrado della Scorziata, in cui l’artista Žilda ha realizzato l’opera Meditazioni, è tra i più tragici del centro storico. Ferito già dal sisma dell’80 e incendiato a causa di un cippo di Sant’Antonio nel gennaio 2012, il monumento rimane oggi un ricettacolo di macerie e travi carbonizzate, soffocato tra rifiuti e ingombranti gettati sul fronte strada. Eppure lo stesso street artist riconosce a Napoli un primato speciale: «Essendo innamorato di Napoli, mi da fastidio sentire ovunque tutti i clichés veicolati dai media che viziano l’immagine della città. Alla gente fa più piacere sentir parlare di rovine, spazzatura e camorra, anziché dell’energia straordinaria di questa città. L’ultima volta che sono ritornato qui, dopo un anno e mezzo, sono stato sorpreso dall’apertura di numerosi locali e di tante diverse iniziative. I napoletani abitano realmente la loro città e io la preferisco, con il suo degrado, ad una città-museo come Firenze oppure Roma, nelle quali non si può nemmeno mangiare un panino per terra davanti a una chiesa, senza essere scambiato per un barbone e sloggiato. Abitando nel centro di Tunisi da quasi un anno, il degrado generalizzato di Napoli mi sembra davvero relativo, un punto di vista nordista influenzato dalle regole europee burocratiche».

 

Giovanni Postiglione

(ph. Susy Mansueto)

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